Democratici per Morazzone: “Imbavagliati dal sindaco”
Alberto Costa e Riccardo Bertacco, consiglieri comunali di minoranza, avrebbero voluto leggere un documento ad inizio seduta: permesso negato dal primo cittadino
Ancora bagarre a Morazzone. Nel primo consiglio comunale dopo l’assoluzione dei due consiglieri comunali del gruppo Democratici per Morazzone, Alberto Costa e Riccardo Bertacco, scagionati dall’accusa di ingiuria e diffamazione avanzata dal sindaco Giancarlo Cremona e dagli assessori Luigi Bianchi e Ambrogio Mazzucchelli lo scorso ottobre, nel corso dell’assemblea civica è scoppiato un putiferio. I due consiglieri di minoranza hanno chiesto ad inizio seduta di leggere un documento nel corso della discussione del primo ordine del giorno: permesso negato dal primo cittadino, al che Costa e Bertacco sono usciti dall’aula: «Ce lo ha impedito, contro ogni regolamento o testo di legge che noi conosciamo – spiegano i due -. A quel punto, solo anticipando di poco quanto avevamo già programmato di fare per protesta contro la mancanza di rispetto delle regole fondamentali del dibattito democratico nel nostro comune, abbiamo abbandonato l’aula. Non abbandoneremo però in alcun modo la nostra battaglia politica, per responsabilità e coerenza di fronte agli 800 morazzonesi che ci hanno votato nel 2004. E ci adopereremo in tutti i modi per denunciare nelle sedi opportune anche quest’ultimo episodio, grave, di violazione delle regole. In democrazia a un consigliere comunale deve essere garantita la possibilità di fare una comunicazione se all’ordine del giorno c’è un punto dedicato alle comunicazioni. A meno che il nostro sindaco non pensi che le comunicazioni le possa fare solo lui. per questo però bisognerebbe prima cambiare qualche testo di legge».
Nel documento che Costa e Bertacco non hanno potuto leggere in sala consiliare è ribadita l’importanza del proscioglimento dall’accusa di ingiuria ed diffamazione per quanto detto e scritto contro le discriminazioni del bonus bebé: «Il giudice ha riconosciuto che miravamo a censurare non la sfera morale, "personale" dei membri della giunta che ha deliberato il bonus ma la visione politica, ideologica e culturale sottesa alla contestata scelta amministrativa. Il giudice ha dunque sancito il diritto dei consiglieri ad esprimere le proprie posizioni politiche – si legge nel testo in questione -. Riteniamo necessario un richiamo alla necessità di ripristinare di fatto e salvaguardare anche gli altri diritti dei consiglieri da tempo disattesi almeno nei nostri confronti: al momento pendono diverse richieste inevase facilmente verificabili, nonostante siano trascorsi i termini di legge (richieste di accesso agli atti, richiesta di avere un indirizzo di posta elettronica istituzionale, …). Se non sono garantiti questi diritti fondamentali ci chiediamo come si possa esercitare al meglio il nostro ruolo di consiglieri e come si possa entrare nel merito delle questioni, anche quelle in discussione in consiglio comunale. Restiamo dunque in ulteriore attesa che l’amministrazione evada le richieste formulate».La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
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