Non chiudete quella casa, l’unico rifugio per la loro mente
Dipingono, cantano, fanno dolci e restaurano mobili. Loro, i “malati”, sono i figli. A curarli, i genitori. Il male è di quelli che non si vedono ma che rende le giornate color di tenebra. Una lettera inviata a Varesenews (http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=6439)lancia un sasso nello stagno rispetto ad un argomento che spesso è snobbato dai media, che non fa notizia, non attira. A volte spaventa. Eppure la riabilitazione dei malati psichici è un problema, soprattutto per le famiglie e specialmente in quei casi dove la “Basaglia” (Legge entrata in vigore nel 1978 e che prende il nome dal suo ideatore, Franco Basaglia) non arriva. Un percorso lungo, paziente e a volte doloroso. Sono i casi di persone spesso in età non avanzata che si ritrovano in una fase di minimo compenso e stabilità psichica e per i quali si ritiene necessario un percorso terapeutico – riabilitativo. Ma, un conto è dare seguito a queste parole negli spazi adeguati e in mezzo al verde; altro è lavorare all’interno di un ospedale. E’ questo ciò che accadrà a partire dalla fine dell’anno, quando scadrà il contratto d’affitto tra la proprietà della struttura – un ente morale – e l’Azienda Ospedaliera di Circolo. Le attività che i volontari della Tartavela – associazione milanese di familiari per la salute mentale – verranno trasferite all’interno dell’ospedale di Luino. Il lavoro di questi anni andrà perso? No di certo, dicono dall’associazione dei genitori, ma alcune attività, in una fase dove è necessaria una protezione del malato ma al contempo mobilità e spazio, non potranno più essere svolte.
Villa Grandi, lascito frutto del buon cuore di una signora d’altri tempi, la si incontra ad Orino, lungo la strada che porta alla Rocca, un fortilizio di età romana, a qualche decina di metri dal bosco. Per raggiungerla i “ragazzi” della Tartavela fanno parecchia strada a piedi, ma una volta arrivati si trovano a disposizione una struttura che dà loro la possibilità di dipingere per giornate intere, effettuare laboratori di diverso genere, tra cui anche una scuola di restauro di mobili. Anni fa venne imbastito un percorso che comprese anche la frutticoltura. Durante le feste si canta e viene suonata musica dal vivo. Una realtà da tempo consolidata in un paese ricco di piccole reti di auto-aiuto e di volontariato che si merita tutto questo. Dicono che alla base di questa scelta vi siano questioni di carattere economico. Eccezione legittima. Ma lo è anche quella di ricevere le migliori cure possibili, anche se si soffre di un male oscuro che non fa notizia.
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