Un agguato alla medicina complementare
Il senatore Paolo Rossi interviene sulla questione legata all'Omeopatia
Sono rimasto piuttosto perplesso e indignato circa l’articolo apparso nel «Corriere della sera» odierno (28 nov. 2007) concernente l’omeopatia e le polemiche suscitate dall’intervento pubblicato nella prestigiosa rivista «Lancet». È chiaro con ogni evidenza che, facendosi scudo di voce così autorevole, l’analisi giunga alle conclusioni prima di dimostrarle, avvalendosi di alcuni dati – come il presunto calo nell’utilizzo delle medicine complementari in Italia e i relativi tagli al settore in Gran Bretagna – più per bisogno di rafforzare le proprie tesi che non di entrare nel merito. Non solo non si fa cenno a una prospettiva di ampio respiro al livello europeo circa la medicina complementare e omeopatica, la qual cosa tramuterebbe di fatto diversi milioni di Italiani alla stregua di semplici sprovveduti o creduloni, ma l’attacco giunge con precisione tale, rispetto ai tempi, da non poter non ingenerare sospetto: proprio nel momento in cui, anche per non esser ultimi in Europa, il Parlamento sta vagliando provvedimenti atti a riconoscere la dignità delle medicine complementari, e non per "sostituirsi" alla medicina allopatica o alla chirurgia, ma per quel che a essa pertiene nella sua area specifica di intervento. Per questo giudico l’articolo di oggi, almeno nella forma in cui è stato divulgato, un messaggio improprio e iniquo: cosa accadrebbe se giudicassimo l’efficacia di alcuni prodotti mettendola in relazione solo coi fondi elargiti per la ricerca? Mi pare, in sintesi, una tesi frettolosa, dettata da chi ha interesse a non perdere quote di mercato: l’ultima contraddizione, in ordine di tempo, di un Paese come l’Italia in cui si va avanti col freno a mano tirato, e dove le intenzioni di aprirsi a forme di liberismo e di concorrenzialità che possano incrementare conoscenza e sviluppo inevitabilmente finiscono per scontrarsi con la miopia di un’ottica corporativistica sorretta da potentati economici.
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