Che scuola fare? Consigli utili per evitare errori

Vittorio Fabricatore, dirigente e conoscitore del sistema educativo, fornisce alcuni strumenti per individuare la scuola migliore

Gennaio, mese di iscrizioni.
Dalle primarie fino alle secondarie di secondo grado, questo è il momento in
cui genitori e figli decidono che scuola fare. La scelta non è mai
semplice: forse è meno problematica alla scuola dell’infanzia, ma, ogni volta,
c’è il timore e la speranza di "fare la cosa giusta". Ma giusta per
chi? Cosa sarebbe meglio chiedersi, prima di iscriversi?
Ne abbiamo parlato con Vittorio Fabricatore, attualmente dirigente
scolastico che vanta una carriera nel sistema educativo ad ampio spettro,
avendo ricoperto anche ruoli di ricerca.
«Oggi, scegliere non è facile. Siamo bombardati da slogan e fuochi
pirotecnici che ogni scuola organizza per mostrare il meglio di sé. Sapere cosa
un istituto organizza e cosa offre è importante, ma non basta. C’è bisogno
di più trasparenza
in merito a parametri quantitativi che possono
rappresentare meglio di altre informazioni le caratteristiche di una scuola»

E quali sono questi parametri?
Purtroppo, in Italia, diversamente da altri paesi europei, non esiste un sistema
di valutazione delle Scuole e così non si riesce a reperire facilmente i dati. Basterebbe
visitare i siti istituzionali del Quebec o dell’OFSTED inglese (Office for
Standards in Education) per rendersi conto di quante informazioni i sistemi
nazionali di valutazione forniscano sulle Scuole. E queste informazioni sono assolutamente
pubbliche. Oggi in Italia non abbiamo ancora un modello , ma i tempi sono maturi.
Per il momento, direi che una scuola dà un buon segnale di trasparenza se rende
pubblici almeno i tassi di selezione e di dispersione, i criteri di promozione,
gli esiti attesi nell’apprendimento degli studenti
, le percentuali di successo
scolastico nei gradi o ordini di scuola successivi.

Sono, quindi, parametri statistici
Non solo… Per capire come funziona una scuola, un genitore dovrebbe anche
informarsi sul clima che c’è in quell’ambiente. Ormai sappiamo con
certezza che uno dei principali fattori correlabili con i buoni risultati negli
studi è il clima di classe. Innanzitutto, il rapporto studente docente è
fondamentale. Ma anche nell’istituto stesso, se c’è collaborazione tra i
diversi attori, condivisione di risultati, conoscenza e rispetto ( che non
significa accondiscendenza). Considero poi non secondario, anche se poco controllabile
attraverso dati quantitativi, la "fama" del corpo insegnante.
Un aiuto potrà venire ai genitori non tanto questo ma il prossimo anno scolastico,
perché, per la prima volta, i ragazzi di terza media del 2008 avranno
una prova in più, decisa per tutti dal Ministero, con la funzione di valutare
la preparazione degli studenti italiani. Da quello strumento anche i genitori
potrebbero avere qualche indicazione importante.

Il discorso fatto fin qui va benissimo per le scuole primarie e per quelle
che un tempo si chiamavano "medie". Alle superiori, però, viene
chiesto anche di fare "la scelta"

A quattordici anni si deve scegliere, e questa scelta, anche se può non essere
quella definitiva, è estremamente importante. In questi casi, il consiglio è
quello di collaborare: genitori e figli, insieme ai professori
devono
analizzare la situazione senza pregiudizi o preconcetti. Ci si deve basare su
evidenze: i risultati ottenuti e le attitudini e motivazioni mostrate. Non si
deve né lasciare troppa autonomia ai propri figli né sovrapporre le proprie
scelte alle attitudini naturali dei ragazzi. Una decisione sbagliata può
mettere in grave difficoltà il ragazzo, che perde la voglia e l’autostima.

Ci sono limiti culturali e sociali che non si possono nascondere quando si
prendono queste decisioni

È inutile negare. In Italia c’è uno stereotipo culturale che distingue tra scuole
di serie A
(i licei, soprattutto classici e scientifici) sino all’ultimo
gradino (
IPSIA Formazione Professionale). Si deve lavorare tanto per
superare questo schematismo. Prima di tutto perché a volte i programmi di certi
indirizzi tecnici o professionali sono, almeno sulla carta, molto più ricchi e
complessi di quelli di un liceo. Inoltre, perché nel mondo del lavoro servono
sempre più ruoli tecnici intermedi (dall’artigiano al consulente giuridico),
che molto spesso raggiungono condizioni sociali che non hanno nulla da
invidiare a quelle dei professionisti.
Io consiglio di parlarsi schiettamente, confrontandosi anche con i docenti che hanno
sempre una conoscenza degli alunni molto approfondita, ricavata dal tempo
trascorso in classe, in una situazione diversa da quella in famiglia. La scelta
peggiore che si possa fare è quella non condivisa né dai docenti né dai propri
figli e motivata solo da uno stereotipo famigliare (“tuo nonno ha fatto il
Classico, tuo padre ha fatto il Classico e perciò lo farai anche tu”).

Ma le scuole medie oggi forniscono gli strumenti idonei alla scelta
consapevole?

Chi più, chi meno, tutte agevolano la conoscenza di sé, delle proprie
attitudini. Diverso è il discorso sul progetto di vita: qui ruolo
fondamentale lo devono avere i genitori perchè il quattordicenne non è ancora in
grado di fare autonome previsioni. L’obiettivo deve essere quello della
"sfida":
puntare a qualcosa che è un po’ al di sopra delle
proprie possibilità, senza eccedere, dunque senza correre il rischio di
scoraggiarsi. Tutti dobbiamo migliorarci, ma se perdiamo la fiducia in noi
stessi, abbiamo perso.

Questa è la teoria di una
"decisione". Poi viene la pratica, che ognuno conosce per averla
sperimentata. E quella, la potete raccontare voi, scrivendo a scuola@varesenews.it.

 

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Pubblicato il 20 Gennaio 2008
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