Dionigi: “Piena solidarietà al rettore della Sapienza”
Il rettore dell'Insubria critica pesantemente la polemica che ha portato alla rinuncia del pontefice a visitare l'Università romana
Tre delusioni, per tre motivi diversi. Questo rappresenta per Renzo Dionigi, rettore dell’Università dell’Insubria, la mancata visita del Papa alla Sapienza di Roma, a seguito delle polemiche di un gruppo di studenti e professori. Un fatto grave che, probabilmente, avrebbe avuto minori possibilità di verificarsi qui a Varese.
«Posso guardare a quello accaduto su tre piani, quello personale di cattolico, quello di cittadino italiano e quello che mi vede nel ruolo di rettore», ci spiega Dionigi. «Come cattolico nutro grave disappunto e tristezza, anche perchè a questo Papa mi legano affetto e stima. Credo anche che Ratzinger abbia una preparazione dottrinale estrema, che spesso molti professori non hanno, non di certo i 67 docenti che hanno firmato quella lettera che ha scatenato le polemiche».
Anche come cittadino Dionigi è molto critico: «Come italiano sono sconcertato dagli episodi che si stanno susseguendo in questi giorni nel nostro paese. Inutile citarli, tra la crisi legata allo smaltimento dei rifiuti e i problemi di Malpensa, ora si aggiunge questo. Sono reduce da un viaggio negli Stati Uniti e questi fatti mi fanno davvero vergognare, ormai sull’Italia non scrivono più articoli, siamo ormai materia di vignette satiriche.
Un’altra cosa strana che mi colpisce, sempre come italiano, è notare che ormai nel nostro paese vincono le minoranze. 67 rettori, su 3mila che non avevano nulla contro la visita del Pontefice, hanno la meglio. Il paese è in mano a quei pochi senatori a vita che, se per caso sono assenti, possono mettere a repentaglio i progressi politici. Mi sembra che si stia facendo confusione intorno al concetto di democrazia».
Più cauta, ma ugualmente decisa, la posizione nel ruolo di rettore: «Come Rettore devo precisare che l’Università è un luogo di libertà e solidarietà, qualunque iniziativa deve avvenire nel pieno rispetto di tutti. In realtà mi sembra che questo sia accaduto anche a Roma: il Rettore, a cui va la mia piena solidarietà, aveva seguito le vie istituzionali, rivolgendosi al Senato Accademico. Mi sembra assurdo che tutto possa saltare a causa di una minoranza dai toni violenti e facinorosi, che si è atteggiata con arroganza».
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