Gonfalone comunale dal Papa, Porfidio polemizza
Per il consigliere comunale portare a Roma il gonfalone comunale è stato inopportuno: un conto è la solidarietà personale, un conto coinvolgere l'amministrazione
Riceviamo e pubblichiamo
Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che il nostro Sindaco abbia confuso gli interessi di partito e di bottega con quelli di solidarietà al Potere spirituale per le note vicende delle contestazioni deprecabili avvenute all’Università de’ “La Sapienza” di Roma in occasione della visita del Papa. Ancora una volta si coglie l’occasione per fare demagogia portando acqua al proprio mulino a spese della comunità bustocca.
Infatti, a qualcuno forse sarà sfuggito, ma il regolamento comunale per l’uso del gonfalone non contempla la possibilità di utilizzo di questo simbolo cittadino se non nelle “manifestazioni nelle quali verrà ritenuta pertinente la presenza del Comune per esprimere solidarietà in occasione di calamità naturali o su questioni di natura sociale o politica”, così come previsto al comma 7 della lett. b) . Francamente, mi sfugge la motivazione di natura sociale o politica quando si opta per una partecipazione di quattro persone del Comune con il gonfalone cittadino ad una omelia del Papa in Piazza S.Pietro a Roma!
Con tutto rispetto del Vaticano, ma trovo davvero disdicevole e opportunista che l’amministrazione comunale di Busto Arsizio abbia deciso di presenziare domenica 20 gennaio u.s. ad un ritrovo di fedeli in quella piazza, assumendo costi impropri a carico dell’Amministrazione comunale non ricorrendo motivi né sociali né politici, almeno così si spera, dal momento che lo Stato del Vaticano, per definizione, non esercita ruoli diretti o indiretti sulle coscienze sociali e politiche dei propri fedeli. Certamente, una partecipazione a titolo personale di qualche amministratore, anche locale, non avrebbe suscitato alcuna reazione, anzi avrebbe testimoniato con maggiore fermezza a ciò che è sembrato un vero e proprio sopruso consumato nei confronti della più alta Autorità ecclesiastica. Ma il nostro Comune che c’entra con tutto questo?
Forse andrebbe fatta una riflessione sulle numerose occasioni in cui, non ultimo nell’Aula consiliare, si spazia in sterili discussioni infinite su temi del tutto estranei agli interessi della nostra Comunità con sprechi di tempo e di risorse a tutto vantaggio della propaganda politica di quegli amministratori che preferiscono cimentarsi in dotte dissertazioni di carattere generale piuttosto che dei problemi contingenti della gente. Il grado di Autonomia degli Enti locali non si misura in questo modo, ma nei problemi concreti che si riescono a risolvere a livello territoriale in funzione delle risorse disponibili.
Grazie.
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