«Il Circolo volti pagina e ricominci a volare alto»
Il nuovo direttore generale dell'azienda ospedaliera parla del futuro e chiede collaborazione e fiducia a dipendenti e cittadini
È arrivato da un mese ma si è già fatto un’idea chiara della ricetta necessaria a rilanciare l’immagine dell’azienda ospedaliera varesina.
Il direttore generale Walter Bergamaschi non nasconde i problemi ma invita a non esagerare con gli allarmi: «Non posso dire che il rodaggio del nuovo monoblocco sia completato. È certo, però, che dobbiamo lavorare ancora molto sul fronte degli interventi di riparazione e di monitoraggio.
Abbiamo una "control room" che molti ospedali ci invidiano. Dobbiamo mettere a punto il sistema, renderlo sufficientemente flessibile ed efficiente per rispondere con prontezza ai diversi disguidi che inevitabilmente si presentano e si presenteranno in una realtà così complessa. Un quadrotto del controsoffitto potrà sempre cadere, ma l’intervento di chi ripara dovrà essere immediato».
Ma nella realizzazione del nuovo monoblocco ci sono stati errori secondo lei?
Ho chiesto a vari periti, del tutto estranei all’opera, e ho avuto pareri più che positivi. È una struttura che ha evidenziato qualche difetto ma nel complesso ha portato molte e importanti innovazioni.
Archiviato un 2007 disastroso, l’azienda sente la necessità di ripartire. Lei rimarrà per tre anni: un tempo sufficiente ad avviare programmi di sviluppo?
Premesso che io non ritengo di dover lavorare solo per raccogliere i frutti del mio lavoro ma anche per lanciare strategie che si completeranno negli anni futuri, ritengo che tutti, ospedali e società civile, attendano con ansia un segnale che ridia la carica. La rassegnazione che ho trovato al mio arrivo era solo una facciata. In questi giorni ho percepito una gran voglia di ripartire con entuasiamo. Io penso che ci sia molto da fare per migliorare l’organizzazione di alcuni settori. Parliamo del laboratorio analisi: lasciando i punti prelievo vicini alla gente, magari ad orari diversi, ma centralizzando l’attività di laboratorio che verrebbe migliorata tecnologicamente, si otterrebbero importanti vantaggi. Anche in campo radiologico, una diversa organizzazione potrebbe velocizzare l’arrivo in reparto dei responsi, con la riduzione dei tempi di permanenza dei ricoverati e un turn over maggiore di assistiti.
A proposito di vantaggi, quando si venderà l’ospedale di Velate?
È l’ultimo dei punti in agenda.
E quale futuro attende Cuasso?
Ho percepito un grande attaccamento a quell’ospedale sia da parte degli operatori sia da parte della Comunità montana. Mantenere quella struttura inalterata vorrebbe dire andare contro le logiche di economia sanitaria. Io, però, vorrei aprire un tavolo di confronto con il territorio e le parti sociali ed economiche per individuare una missione altrenativa a quel patrimonio immobiliare. Con uno sforzo di fantasia si potrebbe disegnare un progetto che preveda una funzione non ospedaliera privata accanto ad un nostro presidio che garantirebbe l’assistenza di qualità. In questo modo i nostri costi sarebbero bilanciati dall’affitto pagato dai privati. È una sfida, che riguarda tutti.
Ritorniamo a parlare del futuro. La componente universitaria chiede di conoscere il piano di sviluppo, quale sarà l’interesse per la ricerca sulle cellule staminali ( nella foto da sinistra, il direttore sanitario Riva, il dottor Bergamaschi e il direttore amministrativo Tadiello)
L’ospedale di Varese deve puntare all’eccellenza senza dimenticarsi, però, della sua principale missione che è quella di assicurare assistenza ai cittadini. Ora, non possiamo pensare di avere tutte le eccellenze possibili: la sanità è un campo dove si deve tener costantemente sotto controllo la spesa. Definirei assurda l’idea di potenziare la parte oncologica quando Varese è a pochi chilometri dall’Istituto Europeo di oncologia. Di sicuro, l’assistenza territoriale deve garantire supporto e coerenza nei protocolli di cura con l’istituto specializzato, senza duplicazioni inutili. La nostra azienda è inserita in un territorio regionale e nazionale e non può decidere da sola in quali campi investire. Il Circolo è chiamato a dare le risposte adeguate nell’assistenza di base, perseguendo l’eccellenza in alcuni campi. La ricerca non può essere il nostro primo obiettivo ma è largamente sostenuta se permetterà di migliorare i modelli di cura o assistenza.
Una questione di amministrazione spicciola che c’è sulla sua scrivania è quella dei primariati, ad iniziare da quello per la chirurgia vascolare
Per i primariati in generale si deve attendere il nuovo piano di organizzazione aziendale da cui potrebbero uscire alcune novità. Sulla questione specifica della vascolare, so che era un programma inserito anche nel vecchio "poa" e io ritengo che presto la richiesta degli universitari troverà risposta positiva.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.