Il sistema professionale lombardo può dialogare con il Ticino
Alle Ville Ponti, esperti e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sul delicato tema del riconoscimento dei titoli di studio professionale
La visina Svizzera sta vivendo, da alcuni anni, una fase di espansione economica importante. Il Canton Ticino non è da meno, con rialzi del PIL del 2,5%. Il dato è confermato anche dalla ripresa del movimento frontaliero verso le terre elvetiche, tanto che il Canton Ticino presenta un flusso secondo, in Europa, al solo cantone di Ginevra per numero di spostamenti.
Dal giugno scorso, quando è caduta anche la barriera della residenzialità entro i 20 chilomemetri dal confine, la geografia frontaliera si è allargata arrivando ad interessare in modo consistente anche il milanese.
Il dato è emerso questa mattina al centro congressi delle Ville Ponti dove si svolto in convegno "Apprendistato e formazione: il riconoscimento dei titoli di studio fra Italia e
Svizzera" organizzato dalla Regio Insubria all’interno del progetto "Rafforzare la collaborazione transfrontaliera
Italia-Svizzera" del Consiglio sindacale Interregionale Ticino
Lombardia Piemonte con il supporto dell’Unione europea, del Ministero del Lavoro
e della Previdenza sociale, del portale Eures, dell’Agenzia regionale lombarda
per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro e della camera di Commercio di Varese.
La ripresa del mercato del lavoro ha portato ad un aumento dell’arrivo di manodopera straniera che appare sensibilimente diversa dal passato, differenziandosi soprattutto per la qualità della professionalità offerta, più specializzata e occupata nel terziario ( servizi informatici, servizi al commercio e ricerca).
Il prossimo anno, gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi con referendum sulla libera circolazione delle persone, un test delicato in cui si dovranno superare molti preconcetti e timori che oggi inficiano i rapporti tra lavoratori svizzeri e stranieri.
Per i frontalieri lombardi, la questione sospesa è ancora quella del riconoscimento dei titoli professionali acquisiti, uno scoglio che andrà appianato attraverso un dialogo e un’omologazione reciproca. I due sistemi, oggi, partono da modelli e schemi differenti: le innovazione introdotte dalla Lombardia, però, vanno intese proprio nell’ottica di riuscire ad individuare canoni condivisi su cui avviare un discorso di reciprocità: « Il confronto può partire dai due nuovi criteri su cui poggia il sistema formativo lombardo: competenze e crediti – ha spiegato da il dottor Rossi, dirigente dell’Assessorato regionale – la certificazione delle competenze potrà fungere da base di discussione».
Una critica al sistema lombardo è arrivata però dall’onorevole Daniele Marantelli, invitato alla tavola rotonda insieme al presidente del Gran Consiglio Ticinese Monica Duca Widmer,
all’assessore provinciale al Lavoro e Formazione Professionale Andrea
Pellicini, al vicepresidente del Consiglio Sindacale Interregionale Ticino
Lombardia Piemonte Giancarlo Bosisio e al direttore di CNA Varese
Gianni Mazzoleni.
L’onorevole diessino ha puntato il dito contro il sistema, definito, «a macchia di leopardo, con punte di eccellenza insieme a realtà inadeguate, sorte grazie al sistema dell’accreditamento, dove la Regione avrebbe dovuto avere un ruolo di controllo più incisivo.
La partita in gioco non è di poco conto: il riconoscimento dei titoli è una garanzia per assicurare livelli salariali identici a figure professionali con preparazione simile. E questo anche in vista del 2014, quando l’Europa sarà pronta a sostenere la libera mobilità di tutti i lavoratori europei.
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