“8000 metri di vita”: una serata da vertigini con Simone Moro

Il noto alpinista, medaglia d'oro al valor civile, racconta le sue imprese estreme sull'Himalaya, e gli episodi ora tragici ora luminosi di una carriera vissuta "là dove osano le aquile"

Venerdì
4 Aprile 2008 alle ore 21,00, 
presso l’Aula Magna "Camillo Bussolati" dell’Università cattaneo-Liuc di Castellanza (piazza Soldini) il Cai – Club Alpino Italiano, sezione di Castellanza organizza, con il patrocinio del Comune di Castellanza e il contributo di alcuni sponsor privati, la serata-incontro "8000 metri di vita" con Simone Moro, oggi uno dei più celebri alpinisti italiani, protagonista di numerose memorabili imprese dalle Alpi all’Himalaya e alle Ande. Durante la serata non mancheranno immagini e video che testimonieranno l’intensa attività dello scalatore.

Nato nel 1967, Guida Alpina, atleta, istruttore federale e, dal
1992 al 1996 allenatore della Nazionale ltaliana F.A.S.l.
di arrampicata sportiva, Moro ha realizzato numerosi itinerari di
arrampicata sportiva intorno al 10" (8b/8b+) di difficoltà
e tutt’oggi
mantiene tale livello tecnico nonostante la radicale scelta di
dedicarsi all’alta quota e alle salite su cascate di ghiaccio.

Nel 2003
è stato insignito della medaglia d ‘oro al valor civile dal
Presidente Carlo Azeglio Ciampi e dal premio Fairplay dell’UNESCO a
Parigi, per aver prestato soccorso ad un alpinista sul Lhotse ad
oltre 8000 metri, mettendo a rischio Ia sua stessa vita.

"8000
metri di vita" è il racconto del suo modo di fare alpinismo,
la storia di un lungo viaggio – non ancora concluso – ricco di esperienze vissute in diversi e remoti angoli del pianeta. ll punto di partenza è purtroppo un tragico incidente accaduto
il giorno di Natale del 1997, quando Simone Moro fu I’unico
sopravissuto di uno spaventoso "volo" di 800 metri dalla parete sud dell’Annapurnac, che cancellerà ogni traccia dei
suoi amici, Anatolij Bukreev e Dimitri Sobolev.

E’
proprio dalle immagini di quella tragica esperienza che Simone Moro parte per raccontare la sua voglia di rialzarsi in piedi e ricercare quella serenità e voglia di vivere che erano stati il motore di tante esaltanti
avventure al limite dell’estrema resistenza.
"8000
metri di vita" racconta il "pellegrinaggio" di Moro sulle più alte e difficili vette del mondo, e va oltre l’aspetto puramente sportivo e tecnico. È la storia di un alpinista colpito dalla tragedia, ma mai sconfitto.

Simone
Moro inizio la sua carriera di alpinista 20 anni fa nelle Alpi. Da
allora la sua passione per I’esplorazione
e l’avventura lo ha portato in alcuni dei luoghi più remoti
del pianeta: dalla Patagonia alla
Russia, dalle Alpi all’Himalaya. Iniziò ad arrampicare nel 1980 nelle
Dolomiti italiane.
Nell’ottobre
del 1992 prese parte ad una spedizione sull’Everest, la sua prima
fuori dai confini
europei.
Concluse questa prima edizione senza raggiungere la vetta, ma questo
non gli impedì di 
proseguire
la sua strada.

Il primo
grande successo arrivò nel 1994 con la salita in velocità del Lhotse (8516m ) in sole 77 ore. Questo
successo fu seguito da molti altri : Shisha Pangma (8008m) Fitz Roy
(3441 m) Lhotse
(8516m –
due volte), Pik Lenin (1134 m), Pik Lenin (7134m), Pik Korlenevska
(7105 m), Pik Kommunism
(7595 m), Pik Khan Tengri (7010m), Everest (8850m), Marble Wall
(6400m – salita invernale).

Giovedi
9 maggio 2002, Simone raggiunge la vetta del Cho Oyu (8201 m), la
sesta montagna piu alta del
mondo, in sole 11 ore. Solamente due settimane più tardi,
venerdi 24 maggio, Simone
raggiunge la vetta dell’Everest (8850 m.) la montagna più alta del mondo,
salendo con successo dal versante
tibetano. Ridiscende dalla vetta al campo base in sole 4 ore e 30
minuti. Ma il sogno di
Simone
rimane quello della traversata Everest-Lhotse attraverso il colle sud
che fa da ponte tra queste
due montagne. Il suo penultimo tentativo nella primavera del 2001,
finì con il salvataggio di Tom
Mores, un giovane alpinista inglese, sul Lhotse. Per questa
dimostrazione di vero spirito alpinistico,
Simone ha ricerv’uto nel febbraio del 2002, il David A. Sowles
Memorial Awards dell’American
Alpine Club (il club Alpino Americano). Sempre per il salvataggio di
Mores, Simone è
stato insignito della medaglia d’oro al Valore Civile dall’allora
Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi, quale "nobile esempio di elette virtù
civiche ed esemplare spirito di
solidarietà e del premio "Pierre de Coubertin
International Fair Play Trophy " dell’UNESCO a Parigi.

Nel 2003
Simone ha raggiunto una nuova "vetta" laureandosi in
Scienze Motorie (110 e lode ) con una tesi su
"Alpinismo a quote estreme". Il 24 Aprlle 2004 raggiunse la
vetta del Baruntse Nord, il
Khali
Himal di 7041 metri, alle ore 10.32 (ora locale). E la prima salita
della parete nord del Baruntse,
una parete con 2500 metri di sviluppo, di cui gli ultimi 1350 saliti
in stile alpino. La nuova
via, "Ciao Patrick", è dedicata allo scomparso alpinista Patrick Berhault.

Nel
2005, il 14 gennaio raggiunge in prima mondiale invernale la cima del
Shisha Panama (8027m). Nel 2006
Simone Moro porta a termine con successo un’altra importante e
difficile impresa: la
traversata in
solitaria da sud a nord dell’Everest. Nel 2007
tenta la prima salita invernale del Broad Peak 8047 m cercando di
risolvere uno degli ultimi
grandi problemi Himalayani, ma le condizioni atmosferiche non gli
permettono di arrivare
oltre
7200 m. Nell’inverno
2007/2008 ritenta la salita, ma anche questa volta non arriva
in cima, si ferma dopo piu
tentativi a soli 250 metri dalla vetta, non essendoci le condizioni
per salire decide di fare dietro
front senza esitazioni. Perchè il coraggio non prescinde mai dal buonsenso.

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Pubblicato il 31 Marzo 2008
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