L’ultimo saluto a Mattia

Tanti giovani ai funerali di "Tia" Lo Castro in san Giulio di Castellanza. A ricordare il giovane insegnanti e amici

Castellanza ha dato l’estremo saluto a Nunzio Mattia Lo Castro, per gli amici Tia, il 19enne morto la notte di Pasqua per un malore occorsogli durante un rave party in corso a Segrate, nell’hinterland milanese. Tuttora ignote la causa scatenante delle crisi cardiache fatali, si attende entro un mese una risposta dagli esami tossicologici per capire quali sostanze assunte abbiano scatenato una simile reazione. Ma chi si è riunito nella chiesa di San Giulio, riempiendola in ogni ordine di posti, non era lì per giudicare, bensì per ricordare. Tanta è stata la rabbia nei giorni scorsi anche verso la stampa, oggi il funerale era proibito ai fotografi, nessuna immagine di Mattia compariva neppure sulla pertecipazione funebre all’esterno della chiesa. Una difesa compatta, rocciosa, di un figlio e di un amico carissimo, contro ogni illazione e strumentalizzazione – in giorni in cui in più d’uno non ha esitato a fare dei rave e delle sostanze che vi circolano un argomento da campagna elettorale. Uno dei tanti, proprio quello che Mattia non era. Per la madre, i parenti, gli amici, era unico: erano lì a ricordarlo.

Don Rino Tantardini, nella sua omelia di fronte ad un pubblico in cui spiccava un gran numero di giovani, ha richiamato il passo evangelico di Luca (Lc 7, 11-17) in cui due cortei si incontrano all’ingresso di una città. Uno è quello, lieto, di Gesù con i seguaci, che entra; l’altro, triste, è una processione funebre che va alla sepoltura di un figlio unico di madre vedova – proprio come Mattia. Gesù, commosso da tanto dolore, dice alla madre di non piangere ed opera un miracolo riportando alla vita il defunto. «I due cortei richiamano la realtà giovanile nel mondo d’oggi» per il sacerdote: una separatezza crescente. «Certe scelte non ci dicono forse che i ragazzi non si ritrovano nella trama di relazioni e nei modi di vita di questa società?» Riflessione che porta dritta ai mondi dell’educazione e della famiglia come tramiti indispensabili dell’incontro, del dialogo, dell’ascolto.

A ricordare Mattia anche in chiesa insegnanti e amici. Lo si è ricordato scolaro, «al primo banco, seduto sulle ventitré: un occhio agli insegnanti, uno agli amici e compagni», già anni fa. «Soffro nel constatare con quanta leggerezza giovani e adulti giudichino e si pingano di fronte a certi drammi» si udirà dire. «L’impegno nell’educazione c’è, ma non sempre si raccoglie quanto seminato, perchè può capitare che i nostri figli siano esposti a scherzi idioti da gente priva del senso della vita. Ma se grazie a Mattia qualche giovane si ravvederà, un miracolo si sarà già compiuto».

La bara passa sulle spalle di sei amici, tra due ali di folla muta. Accanto agli adulti, ragazze giovanissime e adolescenti. Sul sagrato lunghi applausi salutano Mattia. Il corteo, ora, è diventato uno solo.

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Pubblicato il 27 Marzo 2008
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