Professione scienziato: tanta passione, poche certezze
A colloquio con un ricercatore del Dipartimento di neuroscienze all'Università dell'Insubria. Al suo attivo una laurea, anni di ricerca e una situazione da precario
Prendere tutti i giorni il treno da Milano per arrivare nei laboratori scientifici dell’Università dell’Insubria di Busto Arsizio. Lavorare su esperimenti scientifici che cercano di aumentare le conoscenze dei meccanismo dei cervelli. Studiare le interazioni tra sostanze e patologie cerebrali. Aiutare i giovani studenti a completare i propri studi o i lavori di ricerca. Studiare e leggere articoli e rapporti di scienziati internazionali per mantenersi aggiornati.
Questo e molto altro è il lavoro di Daniela Viganò ( a destra nella foto), ricercatrice del Dipartimento di Neuroscienze diretto dalla professoressa Daniela Parolaro.
Dopo i cinque anni di percrso universitario per raggiungere la laurea, Daniela ha vinto il concorso per quattro anni di dottorato, poi assegni di ricerca per studi specifici ( due anni pi due anni), quindi borse di studio per ricerche mirate ( un anno poi altri sei mesi). Un lavoro "a singhiozzo", legato alla "conquista" di finanziamenti sempre nuovi. Anche a giugno scadrà il suo ultimo "contratto di ricerca" e si riaprirà la caccia al finanziamento, un’attività che, fortunatamente, non risulta così ardua per la professoressa Parolaro, conosciuta e stimata studiosa del cervello, a cui vengono affidati importanti lavori. Proprio quelche settimana fa, la docente dell’Insubria, è stata ospite deli liceo Crespi di Busto per una lezione sugli effetti delle sostanze cannabinoidi sul cervello: «Se assunte in età precoce – ha sottolineato la professoressa – possono avere conseguenze negative sulle funzioni cognitive, e danni generalizzati al Sistema Nervoso Centrale».
Una professione, quella della ricercatrice, che sembra poggiare su fortissime motivazioni perchè, anche dal punto meramente economico, non concede grandi soddisfazioni: il compenso per un dottorando si aggira sugli ottocento euro, per un assegnista è di circa 1.200 euro al mese, per raggiungere i 1300 euro quando si è ricercatori confermati.
Eppure, nei laboratori di Tecnocity, l’entusiasmo è tanto e la sfida viene vissuta con grande maturità: «Spesso la ricerca di base viene maltrattata – spiega la dottoressa Viganò – eppure senza quelle piccole conquiste che si ottengono nei laboratori come il nostro, le industrie farmaceutiche non potrebbero arrivare a sintetizzare le medicine. Noi forniamo i tasselli che le aziende mettono insieme per realizzare il puzzle. Il lavoro che ci impegna quotidianamente è meno finalizzato, meno diretto, si può sbriciolare in mille rivoli che portano in direzioni diverse. Ma proprio questo è il suo fascino. La nostra attività non è mai uguale, mai monotona. Magari da mille progetti aperti non arriviamo ad alcun risultato: questo è il dato che limita il numero di enti finanziatori. Se e quando si raggiunge un risultato, anche piccolissimo, le conseguenze, però, possono essere importanti. Magari si rivoluziona l’intero pensiero».
E con la speranza di trovare "il piccolo tassello", Daniela va avanti, con il calendario alle spalle a scandire i suoi contratti a progetto.
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