Ricordando Orlando Mazzola
La storia di un giornalista "vecchio stampo". E un suggerimento a Induno Olona
Orlando Mazzola era uno dei giornalisti varesini più anziani: dopo averlo inviato come ferratissimo e coraggioso sindacalista su uno dei fronti più difficili del lavoro, la Calabria, il Pci lo avrebbe richiamato a Varese affidandogli un incarico delicato, quello di corrispondente dell’Unità. Se andiamo ad analizzare la situazione della stampa locale e anche nazionale di alcuni decenni or sono per Orlando si trattava di disputare una partita alla quale era abituato: solo contro tutti. Ma tra i giornalisti, soprattutto tra i meno pagati, quelli almeno erano anni di rapporti personali buoni, che andavano oltre steccati e bandiere. Con Orlando il mio rapporto divenne eccellente perché assieme vivevamo , da cronisti, l’epopea dello sport varesino grazie alla Pallacanestro Ignis e al Varese Calcio.
Quando arrivavano gli squadroni dell’ Est mi divertivo a “spiare” Orlando: egli doveva accogliere con spirito particolare, da proletario militante, gli ospiti, ma poi cavarsela al meglio, con una strepitosa faccia di circostanza, quando gli alfieri,mettiamo dell’ Armata Rossa, finivano ko sotto i colpi dei borghesissimi ma amati cestisti gialloblù. Un sola volta lo vidi letteralmente inferocito con la nostra squadra, quando alla tradizionale cena postpartita, al Bel Sit di Comerio, i ragazzacci della Ignis cantarono una triste, bellissima canzone russa: ospiti commossi, ma le parole della versione varesina erano tra le più sconce che si potesse immaginare. A distanza di anni l’Orlando appariva ancora furioso ricordando quell ’episodio di alta maleducazione e di elevato rischio: se qualcuno si fosse preso la briga di informare i tovarisch ci sarebbe scappato un vero e proprio incidente diplomatico.
Orlando ha avuto un fratello cattolicissimo, centro motore dei pellegrinaggi a Lourdes dell’Unitalsi e tipografo dove si stampava “Luce”. Durante la guerra Orlando e un gruppo di altri militari dislocati in Sicilia ricevettero il settimanale che puntualmente li informava: fu così che un simpatico gruppo di.. miscredenti divenne tifoso della stampa cattolica.
Del caro collega che ci ha lasciati nei giorni scorsi devo ricordare la sacralità del suo impegno come comunista: non fu una eccezione, anzi erano caratteristica dei militanti del tempo entusiasmo e devozione nel servizio al partito e alla comunità , che si voleva diversa dal modello scelto dalla maggioranza degli italiani con le elezioni del 1948.
Erano un sentire e un credere profondi che gli anni non avrebbero cancellato. Un giorno domandai a Orlando se ci fosse qualcosa del suo passato di comunista che rimpiangesse in particolare. Mi guardò fisso negli occhi e mi disse con tono piano, senza acredine: “ Lo studio e la moralità”. Era il tempo in cui si parlava di stipendi mostruosi a manager che seguivano le vicende finanziarie del maggior partito della sinistra; era già , e lo è ancora oggi, il tempo il cui agli iscritti al partito non si chiedeva più una salda preparazione su testi ortodossi e analisi critiche delle scelte degli avversari.
Gli ultimi contatti con Orlando Mazzola li ho avuti quando si è mobilitato perchè Induno Olona nel 2009 potesse essere sede di tappa del Giro d’Italia. Nel 1909 fu l’indunese Ganna a vincere il primo Giro. Non so se l’idea di Orlando sia stata raccolta, ma sarebbe bello che questo vecchio signore del giornalismo e dell’impegno civico e politico l’anno prossimo a Induno Olona venisse ricordato.
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