Aristide Marchetti, un partigiano prestato alla politica
Affollato convegno a Villa Frua, organizzato dal Comune e dalla Società Storica Varesina
Un partigiano prestato all’amministrazione e alla vita politica. E’ stato un ritratto ricco e commosso quello che Laveno ha dedicato ad uno dei suoi concittadini più illustri, Aristide Marchetti, in un affollato convegno svoltosi ieri a Villa Frua, e organizzato dallo stesso Comune di Laveno Mombello e dalla Società Storica Varesina. Una vicenda, quella di Marchetti, che ribadisce, ancora una volta, come la Resistenza sia stata una mobilitazione di popolo dalle molte anime: Marchetti ha rappresentato, nella maniera più prestigiosa e coerente, l’anima cattolico-democratica che, a fianco ad altre ispirazioni ideali, diede un importante contributo alla disfatta di tedeschi e neofascisti della Repubblica sociale.
Partigiano cattolico legato a Giovanni Martora ed Enrico Mattei, fu tra i combattenti del mitico “Gruppo Patrioti Ossola” di Alfredo Di Dio, e tra i protagonisti dei “40 giorni di libertà” nella pugnace e breve Repubblica partigiana dell’Ossola (9 settembre-14 ottobre 1944). Marchetti affidò considerazioni e ricordi della sua vita sulle montagne ad un diario partigiano, “Ribelle”, ora finalmente ristampato da Hoepli dopo una lunga assenza dalle librerie. “Un diario senza retorica, sommesso e misurato”, come ha detto il curatore Marino Viganò, in grado di restituirci, però, la scelta di un’intera generazione che fu capace di dire no, senza se e senza ma, all’autoritarismo e alla violenza. “Un personaggio che ha fatto la storia d’Italia”, ha ricordato il sindaco di Laveno, Gianercole Mentasti, “un uomo che ha insegnato che la politica deve essere guidata dalla voglia di libertà e dalla disubbedienza”, come ha dichiarato lo storico Giuseppe Armocida.
Una vita lunga e ricca di traguardi, quella di “Aris”, come era il suo nome di battaglia, che dimostra ancora oggi come la politica possa essere guidata dalla volontà di combattere le ingiustizie e dal faro del bene dell’intera comunità. Valori che guidarono l’attività di Marchetti prima da sindaco di Laveno (dal ’51 al ’56) e, subito dopo, fino al ’62, da presidente della Provincia di Varese. Come ha ricordato l’ex sindaco lavenese, Gennaro Arioli, come sindaco si impegnò in lungimiranti battaglie di innovazione e svecchiamento, venendo spesso a scontrarsi con potenti interessi privati.
Non è mancata una riflessione sull’attività parlamentare di Marchetti, su cui si è soffermato Giuseppe Adamoli, vecchio amico e collaboratore di “Aris”, e oggi presidente della Commissione Statuto del Pirellone. Marchetti fu una presenza politica importante nell’ambito della Dc, esponente della sinistra di Base e poi moroteo. “Per lui la politica si basava sull’adesione consapevole dei cittadini – ha detto Adamoli – e non avrebbe sopportato la confusione di oggi tra media e spazio pubblico”. Come ha ricordato Adamoli, Marchetti fu convinto assertore del regionalismo e di un’Europa delle regioni con molti anni di anticipo sul dibattito politico nazionale.
A concludere il convegno il ricordo della figlia Gabriella. Negli ultimi giorni, già malato, il papà stava rileggendo il Corano, alla ricerca degli elementi che lo accomunavano alla fede cristiana. Un frammento di memoria capace di illuminare l’interiorità di un vecchio partigiano che è sempre stato uomo di pace e di dialogo.
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