Cinema e formazione? Ecco come fa la Liuc

Si è tenuto mercoledì 9 aprile alla LIUC, nell’ambito della sesta edizione del BAFF, un convegno dal titolo “Apprendimento e formazione attraverso cinema e cinematografia”

Si è tenuto mercoledì 9 aprile all’Università Carlo Cattaneo – LIUC, nell’ambito della sesta edizione del BAFF, Busto Arsizio Film Festival, un convegno dal titolo “Apprendimento e formazione attraverso cinema e cinematografia”.

All’incontro hanno partecipato numerose autorità, personalità del mondo della scuola, studenti, ma anche formatori aziendali: sono state approfondite le modalità di utilizzo del cinema nell’ambito dei processi educativi e formativi, nella scuola, nell’università e anche in contesti aziendali, esplorando le possibilità di apertura di nuovi orizzonti didattici.

A condurre la tavola rotonda, il prof. Gianfranco Rebora, Direttore dell’Istituto di Economia aziendale della LIUC: “Il cinema  ha detto Rebora  ha la capacità di dar conto, molto meglio di altri media, dei fenomeni complessi che caratterizzano la nostra società e consente un’elaborazione più motivata dei contenuti. Ne abbiamo la prova nel corso che teniamo in LIUC su cinema e management, in cui invitiamo gli studenti a guardare le cose da un punto di vista ‛narrativo’, per aiutarli a comprendere e interpretare il mondo e i ruoli sociali, la complessità delle relazioni e la diversità”.
L’attenzione della LIUC nei confronti dell’industria cinematografica è comprovata dalla presenza di una realtà in costante espansione come l’Archivio del Cinema Industriale e della Comunicazione d’Impresa, allestito in collaborazione con Confindustria e  divenuto il principale riferimento nazionale per la documentazione in questo ambito.
Il Presidente dell’Archivio, prof. Valerio Castronovo, è intervenuto durante il convegno in merito al rapporto tra l’insegnamento delle scienze sociali e il cinema, affermando che “da sempre le scienze sociali sono debitrici dei testi scritti e solo in tempi recenti si è iniziato a fare ricorso a prodotti di carattere figurativo per la divulgazione di questi contenuti”.

Castronovo ha ricordato che negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a una sempre maggiore pervasività dei mezzi di comunicazione di massa:Sulla comunicazione audiovisiva grava un forte preconcetto, ovvero che essa non sia in grado di garantire una sufficiente precisione documentaria. Ritengo invece che il cinema sia un mezzo estremamente utile per un approfondimento delle conoscenze e un confronto costruttivo con le giovani generazioni: per farne un uso il più possibile lungimirante, è necessario tener conto delle componenti strutturali e dei modelli comunicatori di cui il cinema stesso si avvale.

Un bene culturale universalmente riconosciuto, dunque, che va letto con criteri appropriati”.

Il prof. Giovanni Mocchetti, Preside di scuola media ed esperto di cinema, ha proposto due percorsi di formazione attraverso il cinema, uno incentrato su emigrazione, razzismo, disoccupazione, uno dedicato a “quel drammatico ed affascinante mestiere dell’educare, cioè dell’introdurre alla totalità della realtà gli alunni con delle ipotesi di valore  che il maestro prende dalla tradizione  e che ‛ consegna’ ai ragazzi dentro un vissuto presente, condividendo un legame con loro.

 Lo scopo finale? Che l’alunno diventi protagonista del suo apprendimento, che  ‛si accenda’ nella sua ragione e nel suo cuore un gusto, una passione per la conoscenza,  così che possa inoltrarsi  progressivamente nell’avventura del reale”.

laborazione più motivata dei contenuti. o di altri media, dei fenomeni complessi che caratterizzano la nostra società. Il Busto Arsizio Film Festival (BAFF) ha stimolato in questi anni la sensibilità del nostro territorio non solo alla fruizione dei prodotti cinematografici ma anche alle attività creative e produttive che innervano questo settore.

Anche nell’Università il metodo e i linguaggi della narrazione si rivelano potente strumento per ampliare e arricchire le modalità di lettura e interpretazione dei fenomeni organizzativi che interessano le aziende, i manager e i lavoratori dei nostri tempi.

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Pubblicato il 10 Aprile 2008
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