Il Pd deve essere regionale
Cesare Chiericati interviene nel dibattito sulle "forme" e "coordinamenti" del Partito democratico: "Ha ragione Adamoli"
Ha ragione Giuseppe Adamoli nel sostenere che il Partito democratico deve essere declinato in forma regionale – come del resto prevede lo Statuto di fresca approvazione – e nel mettere in guardia quanti in esso si riconoscono, dai pannicelli caldi e fuorvianti dei vari"coordinamenti" del Nord, del Centro e del Sud. In realtà dietro le resistenze a muoversi con decisione verso il Partito federale vi sono limiti culturali non ancora del tutto superati che hanno radici ben profonde dentro la tradizione marxista leninista e anche in larga parte della cultura politica cattolica. Diciamolo con franchezza una volta per tutte: le forze politiche italiane hanno scoperto il federalismo statuale molto tardi, alla fine degli anni ottanta quando la Lega, allora ispirata da Francesco Miglio, pose ruvidamente il problema. Dopo le iniziali riluttanze, tutti cammin facendo si scoprirono federalisti: dai seguaci di Suslov ai nipoti di Almirante. Senza naturalmente aver mai fatto la "gita a Chiasso", di arbasiniana memoria, che sarebbe almeno servita a metterli in contatto con una funzionante realtà federale, quella elvetica.
Prima di allora tutti si sentivano figli e strenui difensori dello stato unitario risorgimentale da un lato e dall’altro asserviti di necessità alla sindrome romano – centrica essendo la capitale il luogo di massima concentrazione del potere che per stratificazioni successive si è consolidato nei decenni post bellici.
Ministeri a parte, alcune istituzioni romane come la Rai, l’Alitalia, le Ferrovie, l’Iri erano e in parte continuano ad essere, sempre più in negativo, il simbolo di un potere centrale sfilacciato, indolente, sordo alle istanze delle periferie, soprattutto quelle del Nord ritenute ricche e felici per dono divino. Tutto questo grava come un’ipoteca pesantemente negativa sul difficile processo di scomposizione e ricomposizione dello stato italiano su base federale e al tempo stesso solidale. Un processo solo in parte avviato che si annuncia per il futuro prossimo irto di difficoltà e non immune da rischi sul terreno fiscale come ha opportunamente segnalato Eugenio Scalari nell’ editoriale di Repubblica della scorsa domenica. Un percorso comunque obbligato che porterà più o meno dolcemente verso un paese a geometria variabile che dovrà necessariamente fare riferimento a un forte centro di gravità nazionale per limitare e ammortizzare le inevitabili spinte centrifughe. Se questa è la strada il Partito democratico deve fare ammenda delle riserve mentali ideologiche che ancora sembrano condizionarlo e darsi velocemente un’organizzazione, su base regionale, capace di contribuire alla costruzione di un federalismo sostenibile.
Cesare Chiericati
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