L’impiegata che scrisse la storia delle tute blu bergamasche
Cinzia Grana da 30 anni lavora alla Uilm. In un libro ha raccolto la memoria dei metalmeccanici
Da trent’anni Cinzia Grana ogni giorno va al lavoro nella sede di via San Bernardino a Bergamo. Aveva poco più di vent’anni e in tasca un diploma dell’istituto tecnico commerciale, quando varcò per la prima volta la porta della sede della Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici).
(foto: Cinzia Grana e il segretario Giuliano Gritti nella sede varesina della Uil)
Ha ricevuto segretari nazionali, ha ascoltato i problemi dei delegati, ha raccolto confidenze dopo le contrattazioni e da sempre si occupa del giornalino dell’organizzazione. È un’impiegata e, come farebbe un buon maresciallo di caserma, conserva le chiavi della memoria storica delle tute blu orobiche. Oggi ha 54 anni, un corpo minuto, occhi vispi e una memoria così ostinata e precisa da costringere il monolitico segretario Giuliano Gritti a farle pubblicare un libro sulla storia della Uilm. E non contenta del risultato, va in giro per le sedi lombarde dei metalmeccanici della Uil a insegnare ai giovani delegati come prendere appunti e come scrivere. In questi giorni è stata in visita nella sede varesina di via Cairoli.
«Volevo fare un regalo a Gritti – dice Cinzia Grana – e lasciare una traccia per chi veniva dopo di noi del duro lavoro svolto dai nostri delegati. Con questo libro abbiamo dato voce ai sentimenti, alle piccole e grandi storie che animano il sindacato e che hanno permesso alla nostra organizzazione di nascere, crescere e diventare adulta».
Quella della Uilm bergamasca è una storia piuttosto recente, iniziata nel 1952, anche se la costituzione della categoria vera e propria risale a dieci anni dopo. Un giorno Cinzia Grana ha deciso di riordinare l’archivio: fascicoli, foto e faldoni polverosi che non trovavano più posto negli armadi. «Mi sono detta: "quando andrò in pensione magari tutto questo materiale verrà gettato per fare spazio". Era un patrimonio di esperienze che rischiava di perdersi, sarebbe stata un’ingiustizia».
Foto in bianco e nero parlano di un’altra epoca: la visita di un giovane Gianni De Michelis alle acciaierie di Dalmine, i cortei dei metalmeccanici contro le ristrutturazioni, i treni in partenza per il sud con gli striscioni che recitano "A fianco del popolo di Reggio Calabria", quando il secessionismo leghista non era ancora nel mondo delle idee e globalizzazione una parola sconosciuta.
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