La Lega festeggia cantando Celentano
Folla in Piazza del Garibaldino per festeggiare la straordinaria vittoria alle elezioni. Show di Leonardo Carioni sulle note del molleggiato
Piazza del Garibaldino, il cuore di Varese, batte per la Lega Nord. Qui c’è la sede cittadina del Carroccio. Qui i padani duri e puri, quelli della prima ora, vengono a rinnovare la tessera. Qui sono appese ai muri le foto dei primi passi in politica del Senatur. Qui, nel giorno del trionfo elettorale del candidato leghista anche alle provinciali, i militanti si sono dati appuntamento per festeggiare la vittoria, proprio come dodici anni fa.
In piazza però non c’è Umberto Bossi. C’è suo figlio Renzo. Stessa zazzera ribelle, stessa parlata un po’ sofferta, stessi slogan politici: «A me non interessano le cadreghe. Ecco perché non mi sono candidato. Il nord finalmente ha capito» dice l’erede del senatur, armato di bandiera padana.
I colonnelli arrivano alla spicciolata: Giancarlo Giorgetti, Dario Galli, Fabio Binelli, Attilio Fontana, Stefano Candiani, Francesco Speroni, Massimo Ferrario, Leonardo Carioni. C’è anche Leopoldo Macchi, primo tesserato varesino della Lega, quando era solo lombarda. Tanti militanti, qualche fumogeno, qualche tromba da stadio che si sovrappone alla pianista di piano bar che va avanti a colpi di Mina e New Trolls.
«Secessione, secessione…o adesso o mai più…nè neri nè rossi, ma liberi con Bossi» gridano i giovani padani. Fabio Rizzi, sindaco di Besozzo, “eletto per caso”, è raggiante. Fa su e giù dal palco come una rock star. Abbraccia tutti quelli che incontra e al grido di «saremo brutti e saremo buoni per voi» inizia un lancio dei dolci tipici di Gavirate, appunto, "i brutti e buoni", verso la folla che, in barba alla glicemia, scarta e consuma sul posto.
Giorgetti ricorda l’appuntamento con il federalismo, con un occhio al Pirellone, mentre Dario Galli, fresco di elezione a Villa Recalcati, risfodera le origini etniche del popolo leghista e manda un messaggio chiaro agli alleati: «Noi siamo uno stato nello stato. Noi siamo padani, una cosa diversa degli italiani. Con rispetto parlando. Forza Italia più An non danno la Pdl, è evidente che la gente non ha gradito gli accorpamenti senza valori. Ora la linea politica deve essere quella di Bossi».
Nell’apoteosi della vittoria c’è spazio anche per un episodio di federalismo musicale: Leonardo Carioni, presidente della Provincia di Como, anziché cantare il “Va Pensiero” afferra il microfono e intona “Io non so parlar d’amore” di Adriano Celentano. Dopo un primo disorientamento della grande folla assiepata davanti al palco, le note del molleggiato di origine pugliese fanno breccia anche tra i militanti del Carroccio che, seguendo il labiale del presidente comasco, si fanno trascinare nell’insolito karaoke.
«Io l’ho cantata, ma in lumbard» sussurra un anziano militante.
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