Livetti: “Diritti per tutti, una scelta di parte”

Il candidato presidente della Provincia di Varese per La Sinistra L’Arcobaleno si presenta

Giampoalo Livetti è il candidato presidente della Provincia di Varese per La Sinistra L’Arcobaleno. Cinquantasette anni, sposato e padre di tre figli, insegnante e architetto, da una vita è in consiglio comunale a Ferno, dove abita da sempre, e a Lonate Pozzolo, dove è stato assessore alla Cultura.  

Qual è il luogo della provincia che ama di più?

«Il Monastero di Cairate. È un mio cavallo di battaglia fin da quando ero consigliere provinciale: mi ricorda il monastero di san Michele a Lonate, nel quale ho contribuito ad organizzare iniziative interessanti per la popolazione. Al restauro della pietra si sarebbe dovuto unire una strategia per renderlo vivo, potrebbe essere il centro di un rilancio per l’intera area della Valle Olona». 

Nel caso venisse eletto, quale sarebbe il primo provvedimento che intende prendere?

«Penso ad un coordinamento che metta in rete le associazioni imprenditoriali, i sindacati, le scuole di formazione professionale per conciliare lavoro e istruzione. Il vero problema di questa provincia è la forbice tra le realtà industriali che rispondono positivamente alle sollecitazioni del mercato mondiale e quelle che annaspano. Il lavoro è un’emergenza, la politica deve tornare a dare una regia credibile». 

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Parliamo di acqua. La Provincia non ha ancora un piano d’ambito per divergenze tra i comuni. Meglio accentrare le proprietà di tutte le tubature in una sola patrimoniale oppure fare diverse società con un modello più federale nel territorio? Meglio un gestore pubblico o uno privato?

«Il difetto è nel manico. Ci vogliono politici che abbiano a cuore il problema  più che la spartizione dell’acqua. Senza l’Ato la Provincia, unica in Lombardia a non averlo, ha perso milioni di stanziamenti da parte della Comunità Europea. Bisogna stabilire chi fa cosa. Punto fermo per noi è che l’acqua deve rimanere pubblica dalla captazione alla distribuzione: non è possibile fare business di un bene primario. Poi una volta stabilito questo si può anche fare leva sulle esperienze che negli anni hanno gestito il servizio, ma la supervisione deve essere pubblica».  

Rifiuti. Ora sono smaltiti con camion che vanno fuori provincia. Ha soluzioni migliori?

«Innanzitutto serve incrementare e incentivare la raccolta differenziata. Meno rifiuti ci sono da smaltire meglio è. Poi serve sviluppare economie di scala che portino a trattare i rifiuti sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie. Penso a impianti di compostaggio che evitino ai camion di fare 4/500 chilometri e relativo inquinamento. Il combustibile derivato dai rifiuti produce energia, deve essere sfruttato al meglio. Servono però strategie e forse si deve anche scontentare qualcuno, sporcandosi le mani e toccando nodi dolenti che da anni restano irrisolti, come l’Accam». 

 

Strade. Un’arteria da rifare subito oppure uno snodo da migliorare?

«Non credo ci siano strade provinciali da rifare. Credo piuttosto si debba puntare sulle ferrovie. Non è un ambito di competenza della Provincia, ma nessuno ha nemmeno mai detto una parola in questo senso. Potenziare il servizio a livello qualitativo e quantitativo è indispensabile, si libererebbero le strade da migliaia di auto e si ridurrebbe lo stress dei pendolari. Stesso discorso vale per le merci. La Provincia potrebbe istituire una serie di bus navetta, magari ecologici, che permettano alle persone di andare in stazione senza toccare le auto. Non inventiamo nulla, sono modelli che in Europa sono avanzati».

Scuole. Quali sono quelle che hanno più bisogno?

«Senza dubbio quelle professionali. La riforma che puntò alla separazione tra formazione e istruzione non mi ha mai convinto. È necessario incentivare il rapporto tra scuole e lavoro: alcuni esempi stanno funzionando, altri devono partire. Il nodo irrisolto più grande è quello del polo di Busto Arsizio: c’è da stabilire se sia solo una trovata propagandistica oppure ci sia una reale necessità. Poi, se si sposta il vecchio Itis, bisogna stabilire cosa fare dello stabile vincolato dalla Sovrintendenza». 

Turismo. Che iniziativa si può fare per i Mondiali di Ciclismo?

«Più ad un’iniziativa sola pensa a pacchetti che coniughino sport, cultura, arte e gastronomia, per spingere i turisti ad andare a 50 chilometri da Milano e restarci, non fare il solito mordi e fuggi. Bisogna che il territorio dia risposte anche dopo i Mondiali, per non fare di tutto quello che si sta organizzando una cattedrale nel deserto».  

Infine, uno slogan per convincere gli elettori?

«Quello che si legge sui nostri cartelloni: una scelta di parte, la parte dei precari, dei diritti civili, dei diritti di tutti».

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Pubblicato il 07 Aprile 2008
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