Vicenda doping, Basso chiede il patteggiamento

Spetterà ora al gip presso la Procura bustese stabilire se accettare la richiesta, chiudendo la vicenda giudiziara

Ivan Basso ha chiesto il patteggiamento per chiudere la sua vicenda giudiziaria relativa alla Operación Puerto, l’inchiesta spagnola a carico del dottor Eufemiano Fuentes e sui ciclisti da lui seguiti. Basso, difeso dagli avvocati Massimo Martelli di Crema e Mauro Fabbri di Gallarate, era stato indagato dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio per il reato di "uso di sostanze di dopanti": la pena che si vorebbe patteggiare è di sei mesi di reclusione e 4000 euro di ammenda. La pena detentiva in questo caso, data la ridotta entità e lo status di incensurato di Basso, sarebbe convertibile in pena pecuniaria, portando il totale dell’ammenda a superare i diecimila euro. Spetterà ora al gip presso la Procura stabilire se la proposta di patteggiamento risulti equa, e pertanto accettabile, rispetto alle contestazioni mosse al campione di Cassano Magnago.

Basso era stato interrogato in Procura dal sostituto Massimo Baraldo il 9 luglio scorso. L’indagine bustese si era avvalsa di atti acquisiti tramite rogatoria in Spagna, da dove era partito il filone d’inchiesta italiano, ma anche in Svizzera. Oltre a Ivan Basso erano infatti finiti sotto indagine a Bergamo, per un altro filone d’inchiesta su traffici di sostanze dopanti da farmacie svizzere, anche la sorella Elisa e il fidanzato di lei, il ciclista Eddy Mazzoleni – squalificato l’8 aprile scorso per due anni, come già era stato deciso per Ivan.

L’inchiesta spagnola detta Operación Puerto aveva messo in luce le pratiche dopanti in uso da parte degli atleti (non solo ciclisti, anche se i loro sono gli unici dati in pasto alla pubblica opinione ndr) che si affidavano al dottor Fuentes, nella cui disponibilità sono state trovate sacche di sangue congelato o conservato per l’autoemotrasfusione, spesso dopo trattamenti con sostanze che lo arricchivano – non senza rischi per la salute. Fra le sostanze che la Guardia Civil trovò negli studi di Fuentes non mancavano anche Epo, ormone della crescita, farmaci contro l’asma (usati fuori dal loro scopo, per le qualità broncodilatatorie) e perfino un antidpressivo come il Prozac. A Basso era contestata la sola pratica dell’autoemotrasfusione: il ciclista nega però di avervi poi effettivamente fatto ricorso, pur ammettendo i contatti professionali con Fuentes, del resto accertati.

Durante il Giro 2006 le intercettazioni telefoniche effettuate in Spagna mostravano infatti il medico spagnolo e il suo entourage compiaciuti per i risultati ottenuti da Basso e da altri atleti da loro seguiti al Giro d’Italia poi vinto d’autorità dal campione cassanese. Ogni giorno Basso inviava poi via sms, da un cellulare intestato ad un’utenza svizzera, i suoi dati ematologici a Fuentes, usando un codice convenuto che il medico usava anche con altri atleti (preziosa in questo senso sarebbe stata la collaborazione di un noto ciclista spagnolo "pentito"). Basso sosteneva di aver pagato a Fuentes circa 35.000 euro per le sue prestazioni professionali; dalle agende del medico sarebbe risultata una cifra doppia come parcella.

La chiusura della vicenda giudiziaria potrebbe avere riflessi positivi sulla squalifica sportiva tuttora gravante su Basso, primo atleta a collaborare pienamente con la Procura antidoping del Coni. Da più parti infatti si vorrebbe riuscire a riportarlo alle corse in tempo per il Mondiale varesino previsto in autunno, il che richiederebbe un piccolo "sconto" sulla squalifica.

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Pubblicato il 26 Aprile 2008
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