Che cos’è un poeta? Alda Merini ce lo ha spiegato
Una proposta culturale suggestiva, un evento inatteso, che ha fatto sentire tutti un po’ meno poveri. La poetessa ha sorpreso e commosso il pubblico numeroso
Senza la minima enfasi, senza retorica, la presenza di Alda Merini al Teatro Santuccio è stata un vero evento, emozionante. Al di là del contesto, la ricca rassegna "Amor di libro", e ben al di là del "mettere in musica" i versi dell’autrice milanese da parte di Giovanni Nuti, un’operazione che certamente nulla aggiunge ai versi stessi, la serata ha forse dato risposta ad uno degli interrogativi più antichi e affascinanti della storia dell’uomo: che cos’è un poeta?
Della Merini si conosce il precoce debutto nel mondo della poesia. Grigi anni Cinquanta, tanti i consensi, mille gli stupori rivolti alla dotata sedicenne amica di Manganelli, corteggiata dall’editore Scheiwiller. Un piccolo paradiso in terra, il suo, sconvolto, all’improvviso, dal presentarsi di quelle che la Merini chiamò "ombre della mente". Da quel momento, la sua vita fu una coabitazione forzata con la violenza della clinica, i continui ricoveri, gli elettroshock, l’annullamento di personalità e dignità umana. Un inferno in terra, limaccioso ed angosciante, che rifluì nella sua vasta opera in versi e in prosa.
L’evento al Santuccio è stato innanzitutto un dono: essere ammessi, senza alcun merito, al mondo della Merini, fatto soprattutto di una quotidianità dolorosa, ma anche aperto ad improvvisi sprazzi di gioia da ragazza. Spesso con lo sguardo assente, abbandonata su una scomoda sedia a seguire il filo dei ricordi, l’ennesima sigaretta tra le dita, la Merini è intervenuta per ricordare i torti subiti da una vicina di casa, l’immenso amore per il marito scomparso, il tagliente abbandono da parte di Mariella, giovane amica suicida, le esperienze dei ricoveri abitate da esseri perduti per sempre che i suoi versi hanno miracolosamente salvato. Improvvisa la gioia straripante per qualche valzerino che lei stessa accenna al pianoforte. Una piccola parentesi e poi torna ai ricordi dolorosi.
Piccole apocalissi quotidiane captate con sofferenza, rivissute con ingenuità, tappe di una vita ingenerosa trascorsa tra manicomio e una vecchia casa dei Navigli. Cose personali che, però, hanno la capacità di appartenere ad ognuno di noi per la loro verità assoluta, per la loro assoluta capacità di svelarci ciò che di più profondo ci appartiene. Come può accadere? Nessuno lo ha mai capito, ma è ciò che fa di un poeta un vero poeta. Un potere grande, misterioso, una capacità che va ben al di là delle nostre povere certezze.
Cos’è un poeta, Alda Merini ce lo ha spiegato raccontandosi e apparendo in tutta la sua anarchica libertà nell’appuntamento di "Amor di libro" presentato da Dino Azzalin. Trasformando una proposta culturale suggestiva in un evento inatteso, che ci ha fatto sentire tutti un po’ meno poveri e molto più ricchi.
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