Ironica, dolce e brillante: Alda Merini stupisce Varese

Folto pubblico al Teatrino Santuccio per l'appuntamento di Amor di Libro. Di poche parole, la poetessa si è scoperta anche pianista

Nonostante gli acciacchi dell’età, che l’hanno intimorita di fronte alle scalinate del Teatrino Gianni Santuccio, ha saputo conquistarsi il pubblico con poche valide parole, degne di una grande poetessa. Così Alda Merini è stata protagonista di una grande serata di Amor di Libro, quella di domenica 11 maggio, che ha visto la sala colma di appassionati lettori. Insieme a lei il chansonnier Giovanni Nuti, che oltre ad essere ormai un suo amico, ha musicato e cantato per il pubblico le sue parole più belle.

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Alda Merini emoziona il Teatrino 4 di 10

Stringendo la sua borsa gialla a fiori, senza mai nascondere le sue incertezze fisiche, Alda Merini è sempre una donna brillante e acuta. A chi la applaude troppo non concede facili intese: «Oggi due ragazze mi hanno detto che ho degli occhi belli, io le ho cacciate subito. Nessuno farebbe dei complimenti a Sanguinetti dicendo che è bello». Non appena si siede sulla sua sedia, invoca la "compresione" del pubblico: «Oggi è la festa della mamma, quindi mi concederete di fumare» così accende la prima sigaretta, iniziando a bruciare anche i suoi ricordi. Con la stessa verve non sono mancate simpatiche frecciatine ad amministratori e politici («Di Sgarbi posso dire che è un gentiluomo con le anziane, non posso dire lo stesso della Moratti»). E quando Nuti si slancia nelle lodi ad una delle poetesse celebri della storia italiana, lei con noncuranza si preoccupa solo di dire che quella sera odiava il suo dottore, che non le ha curato bene la gamba.

Nonostante lo stile inconfondibile di questo personaggio, la serata al Teatrino è stata un appuntamento colmo di commozione e dolcezza. Grande l’emozione suscitata da "Che rumore fa l’acqua": «È dedicata alla mia amica Mariella Mischi, che si uccise a Ferragosto per amore, affogandosi. Nessuno se lo aspettava, era malata di anoressia ma nessuno la aiutò». Proprio mentre Nuti canta questa poesia, la Merini estrae dalla famosa borsa a fiori la foto della sua amica, donandola al Teatrino, visibilmente commossa.

Fuori c’è una lieve brezza, ma lei ha freddo. Così la serata si fa malinconica, nonostante le liriche briose come "Il mio amore ha quattro gatti" e "La Zanzara". Quando la poetessa sembra molto stanca, e tutti pensano se ne voglia andare, stupisce il pubblico ed esclama "ho voglia di suonare". In pochi istanti si mette al piano e, divertita, delizia il pubblico con operette e musica leggera. A volte, persino, sembra canticchiare qualcosa. Subito dopo i sentimenti si fanno nuovamente torbidi. È la volta di "La verza", dedicata all’assistente sociale che le strappò dalle braccia la figlia quando la concepì in manicomio: «Perdonatemi se ho il dente avvelenato, ma è avvelenato proprio tanto».

A chiudere la serata l’emozione più forte. Nuti canta l’Albatross e la poetessa si congeda dal pubblico con poche parole, rotte dall’emozione: «Mio marito era un uomo semplice. Tutta la mia opera l’ha ispirata lui. Lo ho amato tanto».

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Pubblicato il 12 Maggio 2008
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