Ritorna l’Impero dei Sensi in versione integrale
Giovedì sera alla sala Urano l'occasione per guardare al cinema quello che una generazione ha sussurrato per un decennio
Per la generazione di noi nati negli anni sessanta, l’Impero dei Sensi (Ai No Korida, 1976) è l’icona fantasticata del Sesso, alla pari con l’altro film che ha invaso le fantasie – e solo quelle – di una generazione, “L’ultimo tango a Parigi” (1973) di Bertolucci.
In entrambi i casi i babyboomers non hanno potuto fare altro, all’epoca dell’uscita dei film, che aguzzare le orecchie o sentire i racconti dei “grandi”. Nessuno di noi infatti era maggiorenne, perciò di questi capolavori della cinematografia mondiale se ne ascoltava solo l’eco, cercando tra qualche adulto che l’avesse visto, sperando in racconti che solleticassero i primi pruriti della prima generazione di ragazzini dopo la liberazione sessuale. E c’è chi si è pure finto maggiorenne per vederlo di straforo: portando a casa peraltro un po’ di delusione, perchè di erotismo aveva ben poco il film di Nagisa Oshima, fortissima storia di possesso e di morte dove gli amplessi sono gelidi o dolorosi, come l’argomento che si affronta.
Alcuni di quella generazione, che della curiosità intorno a questo film hanno anche tratto ispirazione per una delle più famose canzoni dance dei primi anni ottanta (Ai No Corrida, dal titolo originale della pellicola, scritta da Chas Jankel ma resa famosa da Quincy Jones), ha poi recuperato il gap appena è uscita la video cassetta, e si sono ritrovati di fronte a qualcosa di inaspettato: una complessa riflessione sul senso della vita, dall’anima profondamente giapponese e perciò pure poco “digeribile” da un occidentale. La versione italiana, perdipiù, aveva subito mutilazioni assurde: non solo c’era la censura di 15 minuti, all’epoca quasi un “must” per certi argomenti, ma in cambio dei tagli era stato messo un collage di immagini di altri film giapponesi.
Morale, di tutto questo bailamme solo immaginato o al massimo visto alla tivù, giovedì 15 maggio i varesini possono ricevere risarcimento: vedere per la prima volta al cinema, seduti sulle poltroncine della Sala Urano del multisala Miv, l’edizione integrale della pellicola del 1976, che si ispira a un fatto di cronaca accaduto a Tokyo nel 1936.
“Pur profondamente giapponese, il film è impregnato delle idee del francese Georges Bataille: la passione fisica, il piacere sessuale, il gusto della trasgressione e la morte vi sono indissolubilmente legati – Racconta il Morandini, una delle due bibbie italiane del cinema mondiale insieme al Mereghetti – Come altri film di Oshima, è la messinscena di un rito. Il rigore ascetico, quasi documentaristico, nella rappresentazione dei ripetuti congressi carnali s’accompagna alla strenua eleganza figurativa degli interni, modellati sulle stampe dei pittori erotici del Settecento giapponese”.
L’occasione per vederlo per la prima volta al cinema senza filtri è giovedì alla sala Urano del MIV: proiezioni alle 17.45, 20.00 e 22.15
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