Roberto Piumini: “Più fiducia ai ragazzi e alla scuola”
Al Teatro Apollonio circa 800 studenti della scuola "Dante" hanno seguito lo spettacolo del poeta, accompagnato alla chitarra dal figlio Michele
È un bel colpo d’occhio: 800 studenti della scuola "Dante" al Teatro Apollonio per lo spettacolo di Roberto e Michele Piumini, il primo scrittore, il secondo traduttore con l’hobby della musica.Un’iniziativa che rientra nella manifestazione “Libriamoci”, organizzata dalla scuola media di via Guido Morselli e inserita nel programma di Amor di libro.
Il duo Piumini, padre e figlio, sono per la prima volta insieme sul palco.
Roberto Piumini ha una grande capacità: sa trattare con gli adolescenti. Lui ne conosce i linguaggi e quindi riesce a interpretarne correttamente i bisogni esistenziali. «Dipende dalle fasce di età – spiega l’artista – ma in genere la comunicazione con i ragazzi funziona o con il gioco o con il carisma. Ma quello che più li rende partecipi a un progetto è il senso del dono. C’è più positività in loro di quello che in genere si pensa».
Le parole e la musica del duo-Piumini hanno preso vita nel poema "Foreghet" e nella fiaba "Il vecchio nel granturco". Gli alunni della "Dante" le hanno ascoltate con attenzione. Una risposta importante, quella dei ragazzi, perché in controtendenza rispetto al messaggio prevalente di una società che punta tutto sull’immagine, svincolata da un percorso esistenziale e dai contenuti. E se i media rimbalzano con insistenza un’immagine di giovanissimi che si barcamenano tra atti di bullismo e teppismo, tra sogni di veline e calciatori, lo stesso non si puo’ dire per la mattinata a teatro degli studenti.
«È molto gratificante vivere situazioni come queste – continua Piumini – perché nei miei tour sono abituato a situazioni ben più difficili. Si vede che questi ragazzi hanno fatto un bel lavoro di preparazione con gli insegnanti. Lo Stato dovrebbe capire che la scuola non è un residuo e investire nella cultura rende le persone dei cittadini civili e responsabili».
Roberto Piumini ha un legame profondo con Varese perché qui ha vissuto dagli undici ai venticinque anni, appunto, gli anni della formazione. «Torno volentieri perché qui c’è una parte della mia carne – dice sorridendo – qui vivono due mie sorelle e dodici tra nipoti e pronipoti. Mi identifico molto meno nell’aspetto socioculturale di questa provincia ed è per questo che mi rifugio spesso sull’Appennino bolognese».
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