Sulle tracce dei “Magistri Comacini”, maestri della pietra
Il volume scritto da Renzo Dionigi e Claudia Storti Storchi è stato presentato al teatrino di via Sacco. All'incontro ha partecipato anche Vittorio Sgarbi
Chi erano i Magistri Comacini, quali conoscenze possedevano, quale è l’origine del loro nome? Chi ha contribuito e come a creare la loro figura? Per quali percorsi storiografici e ideologici? A tutte queste domande si può trovare risposta nel libro scritto dal rettore dell’Università dell’Insubria, Renzo Dionigi e dalla professoressa Claudia Storti Storchi “Magistri Comacini: storie, antistorie, misteri, leggende. 1723-1962”.
Il volume (edito da Cardano Libreria) è stato presentato venerdì, al Teatrino Santuccio di via Sacco a Varese, nell’ambito del Festival “Insubria Terra d’Europa”. A discutere con gli autori, presentati da Andrea Mascetti, era presente anche Vittorio Sgarbi nella sua veste di critico, questa volta letterario.
Tanti i varesini che hanno partecipato alla presentazione incuriositi dal tema del libro che ripercorre le tracce dei “maestri della pietra”, costruttori e artisti attivi fin dal VII secolo, nelle zone del Comasco, del Canton Ticino e di tutta la Lombardia. Le indagini degli autori hanno accertato un itinerario culturale ricco, anche se talora tortuoso, delineato tra il Settecento e gli anni Sessanta del secolo scorso, da un gran numero di storici ed eruditi di ogni paese e di discipline differenti, che hanno concorso alla realizzazione di uno dei tanti miti della tradizione italiana.
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