Un ospedale senza amici e senza strategia
Il racconto di Alessandra Toni sulle vicende di un pulcino nero dell’ ospedale di Circolo- Medicina nucleare, fondamentale supporto dell’Oncologia- consente alcune riflessioni.
La prima. È vero che alla fine, dovendo fare delle scelte, ci sarebbe stata una graduatoria con relativi primi e ultimi, ma è incredibile che il reparto ancora oggi sia destinato a restare a lungo in un sotterraneo, per di più in locali non a norma, perché la successione dei trasferimenti dalla vecchia sede nel monoblocco, certamente valutata a fondo e stilata in base a precise indicazioni sanitarie, è stata cambiata. La decisione di ribaltare il primo verdetto potrebbe essere stata presa per rimediare a un errore di giudizio, ma non si può escludere che vada riportata in un ambito politico e di poteri nel quale non hanno “ombrelli “ i medici, i tecnici e gli infermieri della Medicina nucleare, da sempre protagonisti di un servizio di livello altissimo.
Seconda riflessione. Un ospedale come il nostro, cioè di grande tradizione e cultura medica anche grazie all’Università, dall’ uscita di Carlo Lucchina e Fabio Banfi non ha avuto più direttori generali e sanitari targati Varese.
Da chi è arrivato dopo di loro non si poteva pretendere certe sensibilità e non a caso in più di un’occasione la città li ha sentiti particolarmente lontani.
Si poteva rimediare ricuperando almeno un direttore.. nostrano, invece hanno prevalso le ragioni della politica, di un potere centrale che non poteva essere discusso, ma solo accettato.
Terza e ultima riflessione. La saggia indicazione da parte di Carlo Lucchina in ordine all’impiego dei 4 milioni donati dalla famiglia Maciachini a Medicina nucleare ( acquisto di una Tac particolare ) non è stata seguita dai suoi successori ; sembra che oggi si riprenda in considerazione il problema, però si accenna anche al fatto che i donatori avevano chiesto solo l’ intestazione del reparto. Davanti a una grande opportunità offerta dal progresso tecnologico, i Maciachini non si sarebbero sottratti alla gioia di contribuire concretamente alle più avanzate cure dei pazienti.
E questo tira e molla sulla donazione è un cattivo esempio che segue un altro pessimo: l’avere sfasciato la Geriatria che proprio con l’ apertura del monoblocco poteva essere riportata all’antico splendore. Il padiglione risale all’inizio degli anni 60, costò circa un miliardo. Oggi la famiglia Babini Cattaneo se ci fosse stato rispetto per quanto aveva fatto nonno Achille, probabilmente avrebbe donato anche Villa Mylius ( 64 locali e 80 mila metri di parco), cioè una possibile sede per una strepitosa clinica privata, che avrebbe reso moltissimo all’ospedale. Villa Mylius è stata donata al Comune e noi ci teniamo i risultati delle strategie sanitarie varate alcuni anni fa nel segno della fretta di arrivare chissà dove. Per esempio ci si era illusi che con la sua sola apertura il nuovo Pronto Soccorso avrebbe risolto qualsiasi situazione: sono stati invece necessari arruolamenti in massa di medici e infermieri e nuovi posti letto solo dopo mesi e mesi di sofferenze e disagi per pazienti e personale. La corsa, scattata quando da Roma erano arrivati 200 miliardi, aveva visto gli strateghi della sanità lombarda a non coinvolgere adeguatamente i medici nel progetto del nuovo ospedale e da questo errore ne sarebbero scaturiti altri , in seguito aggravati dalle carenze accusate dalle strutture, carenze culminate nel blocco dell’energia elettrica che per un vero miracolo non ha causato morti.
Non c’è stata fretta invece nel destinare luoghi del vecchio ospedale per ovviare alla mancanza di posti letto, alla pena di molti cittadini dirottati in altri ospedali o rispediti a casa dopo degenze brevissime e come tali inaccettabili. Un anno dopo l’apertura del monoblocco non c’erano ancora 25 posti letto “di sollievo “, cioè per le cure intermedie, ricavabili nella vecchia struttura e il nuovo direttore Bergamaschi in questi giorni ha rimediato “appoggiando “ i pazienti a Brebbia in una clinica privata.
Per la verità oggi al “Circolo” sembrano esserci più riserbo e prudenza, resta il fatto che si è ancora lontani dalla funzionalità reclamizzata e da un servizio alla comunità che in passato ha avuto come primattori oltre ai medici anche imprenditori, professionisti e politici che erano espressione totale della città.
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