Lavoratori in corteo per Said
Martedì la manifestazione organizzata dai sindacati di base. Centinaia i partecipanti di fronte alla piazza del Municipio
«Basta vittime dello sfruttamento». «Solidarietà attiva tra lavoratori italiani ed immigrati». Sono solo alcuni degli slogan che hanno accompagno il corteo che si è svolto martedì per le vie di Gerenzano, per solidarietà al lavoratore 29enne egiziano che la settimana scorsa, dopo una lite con il figlio del datore di lavoro del fratello, è stato raggiunto da un colpo di pistola ed è morto durante il trasporto in ospedale.
A organizzare la manifestazione di martedì sono stati i sindacati di base che hanno visto un alta partecipazione, anche oltre le 200 persone, di lavoratori italiani e stranieri. Quello che veniva chiesto durante il corteo, oltre a manifestare la propria solidarietà per l’accaduto, era anche una parità di trattamento dei lavoratori, che siano italiani o stranieri, i diritti devono essere gli stessi. Il corteo è poi terminato in Piazza del Municipio.
Numerosissimi gli interventi al microfono da parte di tutti, sia in arabo che in italiano. «I temi ricorrenti – spiegano gli organizzatori (Comunità egiziana Antirazzisti della provincia di Varese, Cobas scuola Varese, CUB Varese SDL Intercategoriale Varese, Socialismo Rivoluzionario di Saronno) -: condizione di super sfruttamento dei lavoratori immigrati, ricattati dalla necessità del permesso di soggiorno e dall’impossibilità di far valere i propri diritti; razzismo ed indifferenza della popolazione italiana di fronte ai loro problemi; infame campagna razzista dei mezzi d’informazione; pacchetto sicurezza, aggravante per "clandestinità", detenzione fino a 18 mesi per gli "irregolari"; necessità di unirsi, lottare, rompere il silenzio. Gli interventi si sono susseguiti serrati e il presidio si è trasformato quasi in una assemblea in cui gli immigrati hanno discusso molto fra loro. Più tardi, sempre per iniziativa degli immigrati presenti, è nato un corteo spontaneo, che è sfilato per le strade del paese. Si sono susseguiti, gridati a gran voce, i cori: "Basta razzismo!", "Perché hanno sparato?" “Diritti umani”. C’è stata molta rabbia, determinazione e commozione».
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