Ato “alla varesotta”. La Lega dice sì, ma perde pezzi

Non tutti nel carroccio votano l'adesione al consorzio. La Provincia annuncia un percorso nuovo. Dubbi tra gli esperti

Prima no, ora sì. Domanda: perché la Lega Nord non voleva che il comune aderisse al consorzio Ato? Perché adesso invece ha votato per l’adesione? Il voto, è arrivato ieri sera, in consiglio comunale: l’aula ha dato 31 voti a favore, 2 contrari. Il no è arrivato da Rifondazione e Comunisti Italiani, che considerano l’unione provinciale degli acquedotti una privatizzazione. Il Pd ha votato sì. Forza, An, Udc hanno votato sì. La Lega ha votato a favore , ma ha avuto qualche defezione: due consiglieri, Moroni e Piatti, sono usciti dall’aula per non votare come ordinava il partito. Il sindaco Attilio Fontana non c’era. L’ordine del giorno prevede che Varese aderisca al consorzio Ato, una tappa (giuridica) nel difficile cammino verso l’autorità delle acque. Una volta operativo, l’Ato  farà un grande piano, per costruire nuovi acquedotti, e depuratori, scongiurare la siccità, evitare l’inquinamento. La legge impone a tutti i comuni di cedere i propri acquedotti ad una unica società patrimoniale provinciale.
Ma la Lega sostiene che, adesso, l’Ato si possa fare anche in un altro modo. Una lettera del presidente della provincia, giunta ieri ai comuni, dice che: è vero, la patrimoniale si può anche fare in un modo diverso e più limitato. Ad esempio, unendo solo i consorzi di depurazione e di fognatura, con un semplice trasferimento strumentale, cosa diversa dalla cessione.

A questo punto, il capogruppo leghista Sergio Ghiringhelli ha fatto il resto: “In presenza di significative novità, che vanno nella direzione da noi auspicata, votiamo a favore”. E dunque il comune di Varese ha aderito. Ma tra gli esperti, ci sono molte perplessità: primo, è la Regione che fa le leggi e che ha minacciato il commissariamento, mentre invece è stata la Provincia a dire che la società patrimoniale si poteva fare anche alla “varesotta”. Ne ha titolo? Nella lettera, tra le righe, si sostiene che è stato l’assessorato retto da Massimo Buscemi a dare il via libera, ma di posizioni ufficiali dal Pirellone, per ora, non vi è traccia. Inoltre, i tecnici sostengono che un Autorità Ato che ha una patrimoniale così diversa da quanto dice la legge, non abbia la facoltà di fare il piano d’ambito: non possa cioè fare gli investimenti, e dunque rischi contenziosi seri.

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Pubblicato il 01 Luglio 2008
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