Dieci anni di Insubria: la sua ricchezza? “Le persone”
Al teatro Santuccio un dibattito ha aperto i festeggiamenti del decennale. Gli ospiti hanno raccontato la storia dell'ateneo dagli anni Settanta ad oggi
L’Università dell’Insubria ha una chiave vincente: le persone. È questo il messaggio più forte passato questa sera all’incontro di inizio dei festeggiamenti per il decennale organizzato al teatro Santuccio di Varese.
A dirlo è Roberto Schmid, già rettore dell’Università di Pavia e tra gli uomini che hanno visto nascere questo ateneo. Le persone si sa, sono determinate, si impegnano, si animano, discutono, protestano ma in casi come questo creano valore.
Perchè come dice il titolo del talk show: "Non c’era una volta l’università". Il dibattito è stato condotto dai giornalisti Gianni Spartà e Antonio Franzi e ha messo in fila i nomi e i ricordi di tutti coloro che hanno fatto sì che i territori di Como e Varese potessero avere delle facoltà vere e indipendenti. Una storia di lezioni universitarie iniziate negli anni Settanta e di un’università che ha intrapreso il proprio cammino da "indipendente" nel 1998.
Gli ospiti – Sul palco il rettore, Renzo Dionigi; i presidi Paolo Cherubino, Rossella Locatelli, Alberto Coen Porisini, Maria Paola Viviani Schlein, Stefano Serra Capizzano e Roberto Schmid, già rettore dell’Università di Pavia, tra gli ospiti Gian Mario Frigo, primo preside della Facoltà di Medicina e molti personaggi della politica: i parlamentari Giovanna Bianchi Clerici, Daniele Marantelli, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo, il sindaco di Varese Attilio Fontana: il presidente della Provincia, Dario Galli e uno dei suoi predecessori, Massimo Ferrario.
La prima lezione – C’è una data nella storia dell’ateneo che non si può dimenticare: è il 15 gennaio del 1973. Fu il giorno della prima lezione di medicina, tenuta dal professor Delfino Barbieri ai primi studenti di quella che allora era solo un distaccamento dell’Università di Pavia. La storia da quel giorno ad oggi è stata ricostrutira grazie ai filmati curati dal giornalista Antonio Franzi che hanno fatto da filo conduttore al dibattito al teatro Santuccio.
Nomi e protagonisti – Il progetto di un’università per la Città Giardino – che poi diventò di Varese e di Como – partì dall’allora sindaco Mario Ossola, dall’avvocato Giovanni Valcavi, presente in sala e intervenuto con i suoi ricordi nel dibattito, e dall’ex presidente della provincia Fausto Franchi. Ma sono tanti i volti che nel corso del tempo hanno dato un contributo. Tra quelli citati: Antonio Fornari, Mario Cherubino, Attilio e Alfonso Spozio, Mario Lodi, Luigi Orrigoni, Dante Trombetta, Sergio Salvatore. E anche Ferruccio Zuccaro, già presidente dell’Associazione Amici dell’Università, che ha partecipato al dibattito di questa sera portando un dipinto raffigurante il logo dell’università realizzato da Vittore Frattini e anche esibendo la sua foto di giovane balilla.
Un "parto difficile" – «Rendere indipendente l’Insubria da Pavia non fu indolore – ha raccontato Roberto Schmid -. Fu difficile far comprendere ad alcuni colleghi la necessità di togliere delle risorse dall’università di Pavia per darle a Varese. Ma fui felice quando alcuni giovani professori decisero di dedicarsi a questo nuovo ateneo. Capirono che per loro si stava aprendo una grande opportunità».
L’Università dei Laghi – «Avrebbe dovuto chiamarsi così, "Università dei laghi" – ha spiegato Dionigi – ma il nome non convinceva ed è diventato Insubria come il territorio sul quale sviluppa la propria rete». «Un nome che inizialmente sembrava "indigesto" – ha aggiunto il giornalista Spartà citando un suo vecchio articolo (in cambio del quale, ha ricordato il cronista, ricevette da alcuni politici una bottiglia di Fernet Branca) – ma che poi ha funzionato, diventando di uso comune».
Il futuro – «Crescerà, da parte della provincia, l’attenzione alle esigenze degli studenti e dell’ateneo» ha promesso il presidente di Villa Recalcati Dario Galli seguito con le stesse intenzioni dal sindaco Attilio Fontana. Anche le facoltà guardano avanti: «Cercheremo, per quanto riguarda la facoltà di medicina – ha precisato Dionigi – di migliorare i rapporti tra la componente ospedaliera e quella accademica». «Punteremo sulla preparazione tecnico scientifica dei nostri studenti – ha continuato Alberto Coen Porisini, preside della facoltà di scienze di Varese – perchè la richiesta di questo tipo di competenze è sempre più elevata». Paola Viviani Schlein, preside di giurisprudenza, guarda invece all’estero: «La nostra facoltà offre diversi sbocchi professionali ed è particolare l’attenzione internazionale. Ad esempio continueremo a proporre lo studio del diritto svizzero, importante per questo territorio». «Partiremo dalle "scienze dure" per creare progetti innovativi» dice invece Stefano Serra Capizzano, preside di Scienze Como.
L’università che comunica – Spiegare, con dati, indici e anche un bilancio sociale, che cosa ha rappresentato e rappresenta l’Insubria per Varese e Como sarà il nodo dell’incontro di domani, lunedì 14 luglio, momento ufficiale di celebrazione del decennale. Protagonista sarà la facoltà di economia: «stiamo facendo un passo avanti che è quello fondamentale di comunicare – ha spiegato la preside Rossella Locatelli -. L’università ha creato indotto, lavora con il territorio. Vi presenteremo i numeri che lo dimostrano».
La protesta – Un lungo striscione conto gli esperimenti sugli animali ha coperto il palcoscenico dopo pochi minuti dall’inizio del dibattito. Il gruppo di manifestanti, una decina di giovani, ha interrotto i primi interventi gridando: «Nei laboratori dell’Insubria continuano gli esperimenti sugli animali. Abbiamo chiesto il confronto ma non siamo stati ascoltati».
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