Il governo ombra di casa Berlusconi
Ho seguito in tv gli interventi dei parlamentari Finocchiaro e Gasparri prima del voto per il lodo Alfano: due valutazioni nettamente contrapposte sul fortino eretto attorno a Berlusconi, ma entrambe basate su fatti e addiritura senza problemi di legittimità per la tesi sostenuta dal Centrodestra. Come a dire che si trattava di una questione di opportunità, di eleganza. O meglio che una volta di più per Berlusconi è riaffiorato il conflitto di interessi, inaccettabile in democrazia, del quale a sinistra si è parlato molto e fatto nulla, anche quando era possibile. E quando mai sarà possibile?
Bossi, dopo che a Tradate gli hanno bocciato un figlio, si è scatenato davanti a una platea leghista: ha detto che la scuola lo ha punito perché ha presentato una tesina su Carlo Cattaneo.
E il senatur Umberto se l’è presa con i docenti meridionali, senza pensare che dietro la disavventura scolastica del figlio poteva esserci una storia di Dna. Infatti nemmeno Bossi senior amava gli studi. Può essere che ci sia stato un trattamento di sfavore e allora un controllo, in via riservata, sulla preparazione del figlio lo si fa: ne potrebbero uscire bene i docenti di Tradate e pure il giovane erede qualora ci fosse conferma della sua impreparazione.
Già, il Dna non può essere sempre letto solo in negativo e papà Umberto è lì a dimostrare che in politica le parole forbite o una grande conoscenza a volte non valgono fiuto, grinta, rozzezze, intuizioni dei tribuni della plebe. Al momento di Bossi se ne vede uno solo. E a molti italiani basta e avanza.
C’è un altro governo ombra per Berlusconi, lo compongono alcuni suoi famigliari che contestano gli annuali esborsi per acquistare giocatori e ripianare il deficit di gestione del Milan. Esborsi sempre nell’ordine di decine di milioni. Anche l’acquisto del brasiliano Ronaldinho non è stato gradito dalla figlia del presidente – così sostengono organi di stampa – che è una brava amministratrice di aziende di famiglia.
È un governo ombra più forte di quanto non si creda perché già ha eroso in qualche misura il potere del presidente rossonero che si è ridotto a usare la lesina, a far spremere giocatori già logori, a fallire acquisti, addirittura a buttar via un sacco di soldi per atleti non da Milan o per pagare ingaggi faraonici a chi assolutamente non li vale. Mentre in politica sembra reggere ancora bene, Berlusconi comincia a piacere molto meno a chi lo ha sempre apprezzato solo come presidente della squadra rossonera. Nemmeno Ronaldinho farà di nuovo grande il Milan, geriatrico e come tale stanco, della stagione 2008-2009.
Quando il governo ombra di casa Berlusconi avrà vinto, riavremo un miniMilan. A me piacerebbe povero ma bello come tanti anni fa. Quando nessuno ti rinfacciava i soldi spesi per fare la squadra.
Oggi qualche dirigente ogni tanto ricorda ai tifosi la generosità di Berlusconi e i suoi ineguagliabili successi, ma nello sport conta solo il presente, attaccarsi al passato è segnale di difficoltà in sala macchine. Il transatlantico rossonero non è più il re del mare, se ne sono accorti gli squadroni stranieri che gli vogliono soffiare il fuoriclasse brasiliano Kakà.
Non basterà poi l’arrivo di Ronaldinho per rilanciare veramente il Milan. Ci vorrebbero almeno altri tre ottimi giocatori per tappare buchi aperti da tempo ma che il presidente fa finta di non vedere perché il governo ombra lo marca stretto.
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