Katia Bellillo: “Unire la sinistra, una necessità per il Paese”
L'ex ministro oggi a Busto Arsizio per presentare la mozione di minoranza per il congresso dei Comunisti Italiani
Unire la sinistra e riprendere il dialogo con il PD, per quanto difficile, per rianodare le fila di un centrosinistra forte e credibile, unica alternativa al disegno vincente delle destre. Questa la tesi dell’ex ministro (1998-2001) per gli affari regionali e per le pari opporturità Katia Bellillo (foto), responsabile per i diritti civili del PdCI e fondatrice di Ossigeno onlus, associazione a difesa dei diritti e contro le discriminazioni di ogni genere. Bellillo è stata ospite oggi a Busto Arsizio per un incontro organizzato da Nuccia Cavalieri del PdCI provinciale insieme a Luca Robotti, capogruppo del partito in Regione Piemonte, per presentare la mozione congressuale di cui è prima firmataria. Si tratta della mozione "alternativa" da presentare al congresso nazionale del 18-20 luglio (quello cittadino bustese del PdCI, con l’intervento del segretario cittadino Cosimo Cerardi, sostenitore invece della mozione di maggioranza, è previsto questa sera) . Il testo, critico rispetto a quello proposto dalla segreteria del partito, richiama la necessità di ricreare un partito unico e di massa per la sinistra, in grado di confrontarsi con l’unico interlocutore di peso possibile in vista di una prospettiva di ritorno al governo: il Partito Democratico. Tesi ovviamente vista come fumo negli occhi da chi è ancora livido per essersi visto prima bollare come la famosa "sinistra radicale", parafulmine di ogni magagna, e poi soffiare elettori già disillusi con il trucchetto del "voto utile"; ma va da sè che la segreteria del PdCI, come i cugini di Rifondazione, ha molto da farsi perdonare.
Parlare di sinistra e comunismo a Busto Arsizio ormai è come tenere un congresso di studio sui ghiacci polari a Tahiti. Farlo invocando il dialogo con il PD, di questi tempi, appare ancora più sorprendente. Lì è il vero snodo. «La mozione di maggioranza ci dichiara "incompatibili" con il PD, noi vogliamo ricostruire il centrosinistra» è la sintesi. Perchè l’interesse, ribadiscono a una voce Bellillo e Robotti, non è quello del partito, è quello degli italiani, mettendo al centro la persona e il suo ambiente, in senso lato, dall’ecologia al lavoro e ai servizi.
«Un partito» dichiara ancora Robotti, «non è utile ai lavoratori, nostro elettorato di riferimento, se diventa strumento per mantenere uno status quo, una posizione. La sinistra sia ampia, unita e
plurale, in grado di far sentire di nuovo la voce della classe lavoratrice nelle scelte politiche. Per questo diciamo di costruire da qui a un anno una forza credibile, ancorata alla società reale, non dedita ad astratti dibattiti sulla situazione all’altro capo del mondo. Meno talk show, più porta a porta (no, non nel senso di Vespa… ndr)».Non manca il grande classico del comunismo, l’autocritica: «Abbiamo sottovalutato questioni come sicurezza e infrastrutture», reali ma anche molto strombazzate in base a determinate agende: da qui i risultati drammatici del voto a nord del Po. «La concretezza di queste parti» sentenzia Robotti «è incompatibile con quanto avveniva a livello centrale».
«Nel 2004» ricorda Nuccia Cavalieri, «Katia Bellillo presentò una mozione alla Camera per la liberazione di Ingrid Betancourt, quando di lei ancora si parlava pochissimo. E chiamò Ossigeno, come il partito fondato da Ingrid in Colombia, l’associazione contro ogni discriminazione». E sui diritti si incardina il sistema valoriale proposto da Bellillo. «Il paese è in crisi di valori, la politica lavora per dividere, e non per unire, si costruisce l’egoismo» è la sua analisi. «Solidarietà, diritti, libertà, uguaglianza, tutti concetti a rischio oggi. Serve una sinistra nuova e unita che ricostruisca su questi ideali, e sul pacifismo, un partito capace di portare alle istituzioni persone in carne ed ossa e portare avanti un’idea di società. Non bastano slogan e comparsate in tv, l’ho visto sul campo. Da candidati non si ha la reale percezione di come vanno le cose, io invece ho potuto rendermi conto che andava a finire male parlando con la gente. Voto utile, fermare Berlusconi, unità a sinistra: questo mi dicevano». Tutto fallito, naturalmente: il voto non è stato utile, il Cavaliere è in sella e stavolta per restarci sine die, la sinistra non c’è più. Almeno per ora.
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