L’Inps Varesino? “Un esempio di produttività”
Lo dice il "Comitato Indirizzo e Vigilanza" dell'ente, che fa il punto: organico diminuito del 10 per cento, ma qualità dei servizi sopra la media
«E’ un momento delicato nel pubblico impiego» Le parole di Sergio Olgiati, presidente del "Comitato Indirizzo e Vigilanza" dell’Inps varesino, non potevano essere più comprensibili, considerata la bufera estiva delle dichiarazioni di Brunetta. Tra tutti gli Enti pubbblici, l’Inps è uno dei più bistrattati, quasi un luogo comune di fannullonaggine e farraginosità.
E, a quanto pare, è un luogo comune che si traduce allo sportello con particolare impazienza soprattutto in questi giorni, in cui il ministro dà "man forte" a chi si lamenta dei disservizi. Ma non è così, a Varese: e a dirlo, sembrano essere proprio i numeri. «Come Comitato Provinciale abbiamo un ruolo dì verifica dell’andamento produttivo e il 23 luglio abbiamo fatto la verifica semestrale di quest’andamento: che è molto buono, come lo è da anni – precisa Olgiati – L’andamento di questa sede provinciale Inps è da molto superiore per qualità e produttività alla stessa Carta dei Servizi e i tempi sono largamente minori dì quelli della carta».
Come il raggiungimento degli obiettivi del progetto Emens, dove l’Inps di Varese è stato soggetto per la sperimentazione nazionale: «Grazie al progetto Emens, che trasferisce su via telematica i flussi di informazione e sposta in internet le denunce mensili per i lavoratori dipendenti si è arrivati alla liquidazione delle pensioni per i lavoratori subordinati ogni 25 giorni – Ha spiegato Gerardo Lai, rappresentante dello stesso consiglio – Ora la media generale è di un mese e 4 giorni, quando nel 2002 nei nostri stessi uffici la media era di un mese e 24 giorni».
Un impegno che ha funzionato anche nella riduzione dei tempi delle pratiche: «Dal 2004 a oggi i tempi per le ricostituzioni (le pratiche “complesse” fatte di più osizioni o di spostamenti, n.d.r.) sono diminuiti da 6 mesi e 27 giorni a 2 mesi e 28 giorni in media» precisano infatti. «E sono risultati che abbiamo raggiunto con personale che diminuiva sempre di più: l’organico Inps dal 2004 al 2008 è passato infatti da 348 a 305 impiegati, cioè è diminuito dell’11%. Mentre invece aumentavano le tipologie di pratiche, come quelle riguardanti le invalidità. Senza contare le pratiche che sbrighiamo noi e non sono note ai più: come quelle riguardanti la cassa integrazione o gli assegni familiari».
Malgrado la preoccupazione prima sia di non «legare le due cose, perchè il discorso che noi facciamo è generale» i rappresentanti del comitato non possono dire che i dati non abbiano alcun nesso con le recenti dichiarazioni del ministro Brunetta.
Tant’è, che per il comitato di controllo sono quattro le questioni fondamentali che destano preoccupazione, di quelle parole: «La drastica riduzione delle risorse destinate all’incentivazione della produttività, il venir meno delle risorse destinate al sostegno di progetti quali-quantitativi e per una reale e concreta applicazione della carta servizi, gli interventi che riducendo il turn over tendono ad accelerare il pensionamento, le conseguenze economiche sul potere d’acquisto delle famiglie»
La prima questione, in particolare, riguarda molto più da vicino di quel che sembra gli stipendi dei lavoratori Inps varesini: «circa il 20% dello stipendio dei lavoratori è costituito infatti da incentivi per gli obiettivi raggiunti. Che sono molto concreti, come ad esempio il fatto che sia stato portato a termine con successo il progetto sperimentale Emens, che ha telematizzato e reso quindi meno gravosi gli impegni per le ditte, o l’obiettivo – raggiunto – di ridurre il tempo delle pratiche. Dal 2009 le famiglie di chi lavora all’Inps avranno questa riduzione di stipendi, e verrà loro a mancare l’incentivo alla qualità». Apparentemente, l’esatto contrario dell’obiettivo di Brunetta.
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