La Curia, i musulmani e il “Luce”
Dalla Curia fulmini su Roberto Maroni per la moschea di via Jenner a Milano. Il ministro varesino sarebbe addirittura un fascista. Mica male come accusa per un vivace protagonista del ’68 di casa nostra.
Sembra che all’origine della polemica ci sia stata una cattiva comunicazione: non è purtroppo la prima volta che circolano informazioni errate a causa di omissioni, distorsioni o interpretazioni ideologiche di avvenimenti e dichiarazioni. E così la polemica non ha scalfito Maroni.
Mi sembra opportuno ricordare che sulla delicata questione dell’immigrazione e degli zingari nel popolo cristiano e in quello di area progressista idee e progetti a volte siano contrastanti. A Bologna, per esempio, il sindaco Cofferati, un mito dei lavoratori di sinistra, sul problema dell’accoglienza viene contestato da gruppi della sua area; a Reggio Emilia il sindaco Del Rio, esponente della Margherita, ha proposto di distribuire gli zingari in piccoli campi reperiti in alcune zone della città: anche chi lo ha votato si è affrettato a dirgli di cominciare da casa sua. Stop immediato all’iniziativa.
La questione è molto complessa e richiede studi e analisi approfonditi anche in campo economico, non solo sociale, da cronista posso solo auspicare che dell’accoglienza e dell’immigrazione in sedi autorevoli se ne discuta seriamente e poi finalmente si decida dopo avere dato ampia e corretta informazione ai cittadini.
Oggi posso però segnalare alla Curia un problema più piccolo di quello di via Jenner e che riguarda la nostra comunità: la necessità di una migliore assistenza, di una vera, cristiana solidarietà a giornalisti e impiegati di “Luce”. Il giornale, come “il Resegone” di Lecco, è stato chiuso, dipendenti in cassa integrazione, alla fine della quale sembra profilarsi il classico ognuno per sé e Dio per tutti.
Sulla chiusura del settimanale, che aveva quasi 100 anni di vita, non si può eccepire, la sua gestione infatti era pesantissima, ma si può chiedere doverosa attenzione per coloro che scegliendo di lavorare a “Luce” avevano messo in gioco il futuro personale e della famiglia.
Solidarietà vera sono oggi dieci posti di lavoro da offrire a chi l’occupazione l’ha persa servendo, molto bene, la comunità cristiana e la sua più potente istituzione diocesana.
La credibilità, l’avanguardia, il Vangelo sono un servizio anche ai cattolici.
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