Milano sposa il Brasile nelle musiche dei Selton
Conosciamo i quattro giovani brasiliani diventati famosi in Italia cantando i brani di Jannacci e Cochi e Renato. Un mix tra tradizione e originalità che VareseNews vi proporrà ad "Anche Io"
Porto Alegre, Barcellona, Milano. Sono queste le tappe che fino ad oggi hanno segnato il percorso artistico dei Selton, il gruppo formato da quattro giovani brasiliani che cantano brani italiani degli anni ’60 e ’70. Un viaggio fatto di passione e solarità, ma anche tanta originalità, che non poteva lasciarli nell’ombra.
Partiti dal Brasile per trascorrere un’esperienza di vita nella capitale spagnola, si sono presto trovati ad incidere un disco a Milano. Lo stile e il sound inconfondibili infatti, non hanno potuto che farli notare dai produttori di "Italo -Spagnolo", programma condotto da Fabio Volo, che presto li hanno invitati in trasmissione. Da lì una strada tutta in discesa, che ha visto i "Selton" volare a Milano per incidere, con Jannacci, Cochi e Renato, "Banana à milanesa", il loro disco d’esordio.
Una di quelle storie "più uniche che rare" dunque che vede protagonista Ricardo, Ramiro, Eduardo, Daniel giovani musicisti capaci di riproporre brani come "Vengo anche io", "Pedro pedreiro", "Ho visto un re", "Silvano", in chiave rock, tradotti in portoghese e con il carico della tradizione brasiliana. Li abbiamo conosciuti ieri sera, domenica 27 luglio, a Casa Molina di Venegono Inferiore dove hanno fatto tappa con il loro tour. Una tournée che li riporterà a Varese per un appuntamento molto particolare: la sera di venerdì 5 settembre infatti saranno gli ospiti speciali di "Anche Io", la festa di VareseNews che si terrà in località Schiranna.
Partiamo dall’inizio, voi siete brasiliani ma vi siete conosciuti a Barcellona, giusto?
Ricardo: Si, ci siamo conosciuti li. In Brasile ognuno di noi studiava e casualmente siamo partiti tutti e quattro nello stesso periodo per Barcellona, ognuno di noi voleva un’esperienza di vita.
Ramiro: ci siamo incontrati a Barcellona e abbiamo iniziato a suonare insieme, al Parc Guell dove abbiamo formato il gruppo.
Il nome ha un significato particolare?
Eduardo: La parola "Selton" è un’esclamazione. E’ quando uno pensa di dire o fare una cosa ma non la fa. Poi arriva un’altra persona che fa e dice quella stessa identica cosa, allora si dice "Selton!".
A Barcellona venite scoperti dai produttori di "Italo-Spagnolo", il programma condotto da Fabio Volo, uno tra i personaggi italiani più seguiti. Voi lo conoscevate? Sapevate del grande seguito che potevate avere dalla trasmissione?
Ricardo: No, non lo conoscevamo. Per noi la vita a Barcellona era suonare, vivere insieme e fare un’esperienza di vita. Quando ci hanno invitato alla trasmissione è stato bello ma non ci aspettavamo nulla…
Eduardo: suonavamo i Beatles, al Parc de Guell ci ha notato il produttore del programma e l’invito in trasmissione ci ha fatto piacere ma non pensavamo che potesse essere un’occasione per far conoscere il gruppo o altro. Finita l’estate credevamo di tornare in Brasile.
E invece vi invitano a Milano per lavorare ad un disco. In breve tempo iniziate a collaborare con nomi noti della canzone italiana come Jannacci, Cochi e Renato. Una grande occasione per voi, ma com’è che dei ragazzi brasiliani si mettono a cantare canzoni di questo genere?
Daniel: Conoscevamo poco della musica italiana quando vivevamo in Brasile, li arrivano solo pochi autori e del genere più commerciale. Quando ci hanno chiesto di lavorare al disco, abbiamo vissuto per un anno tra Barcellona e Milano e abbiamo iniziato a scoprire nuovi cantautori. Da li è nato il progetto del disco con brani italiani cantati e tradotti in portoghese.
Eduardo: Noi suonavamo altro ma, quando siamo arrivati in Italia, abbaiamo ascoltato diversi autori e ci ha colpito la musica di Jannacci perché è molto vicina alla nostra personalità e quella di Cochi e Renato. Così gli abbiamo chiesto di collaborare per la registrazione del disco.
Ricardo: Lavorare con loro è stato bello e molto tranquillo. Jannacci, Cochi e Renato sono stati molto disponibili.
Nasce così il disco "Banana à Milanesa". Come è stato lavorare al primo disco?
Daniel: E’ costato molto, in tempo e per la lavorazione. La prima canzone che abbiamo registrato è stata "La canzone intelligente" con Cochi e Renato. Poi abbiamo iniziato a scegliere i pezzi per il disco e dopo sei mesi ne abbiamo aggiunto altri. E’ stato un lavoro lungo ma dopo un anno di maturazione è nato il disco com’è.
E cosa ne pensate?
Daniel: Siamo soddisfatti. Non ci possiamo rendere conto di dove possa arrivare a livello culturale perché è un’esperienza particolare. In Brasile è normale sentire musiche che arrivano da fuori, da altri paesi ma è difficile che succeda il contrario…
Eduardo:…è strano che dei brasiliani prendano pezzi italiani degli anni ’60 e ’70, brani del passato e li ripropongano. I brani nel disco sono molto belli e in tutti i pezzi si sente il peso della nostra cultura, il ritmo e la tradizione della canzone brasiliana.
Ramiro: C’è anche qualcosa di più. La gente, dalla musica brasiliana conosce la samba o la musica di questo genere, con questo disco abbiamo avuto la possibilità di far conoscere il carico della musica brasiliana ma anche di far sapere che in Brasile c’è anche il rock, il pop e altro.
Progetti per il futuro?
Daniel: In ottobre iniziamo a registrare il secondo disco con pezzi nostri, scritti e cantati in portoghese e in inglese. Forse ci saranno brani anche in italiano ma è più facile, quando scrivi un brano, esprimere i sentimenti e le emozioni nella tua lingua. Il primo disco è stato un’esperienza bellissima e ci ha aperto molto porte ma è molto legato alla tradizione italiana, in Spagna o in Inghilterra non abbiamo lo stesso feed-back con il pubblico. Vorremmo che il prossimo disco sia bello sia qui che fuori.
Eduardo: Si, il prossimo disco vuole avere una visione più ampia e abbiamo la speranza che la gente possa andare a sentire dei concerti dove si canta in portoghese e conosca la nostra musica e la nostra tradizione.
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