Padania contro Mediterraneo. La nuova dieta è a base di polenta
Il governo dà il via a una nuovissima tendenza: al cambio di leadership si cambia anche il modo di mangiare
Non c’è bisogno di convincerli quei (tanti) varesini che perfino nelle domeniche d’agosto, con 35 gradi all’ombra, allo scoccare del mezzogiorno, coltello e forchetta nelle mani, siedono alla tavola famigliare del dì festivo davanti al tagliere fumante della bella polentina. Loro lo sanno già che la dieta lanciata dal ministero del Welfare in questi giorni fa bene, fa benone. Al fisico e al morale.
E allora, via! Polenta e risotto pronti a sfidare verdura, pasta e pesce: Padania contro Mediterraneo insomma. E’ la nuova partita che si gioca su proposta del governo a forte impronta leghista e nordista e che dà il via a una nuovissima tendenza: al cambio di leadership si cambia anche il modo di mangiare. Adesso tocca a polenta e risotto, ma non solo, anche cassoeula, patate, formaggi e un po’ di insaccati… Il sottosegretario al Welfare, che è una signora veronese fedelissima del senatùr, Francesca Martini, è serissima quando dichiara: "Credo nel valore nutrizionale e salutare della dieta federalista" e smentisce che la sua campagna promozionale sia legata in qualche modo alle sue origini o alle sue idee politiche.
La dieta federalista va difesa come patrimonio gastronomico di una parte del Paese, sottolinea. Già, magari un po’ pesantuccio… "Ma no – replica il sottosegretario – basta moderare le porzioni e fare un po’ di movimento. Questo è cibo sano, non particolarmente grasso, basato su prodotti di qualità e del territorio, sicuro grazie alle modalità con cui è stato lavorarto e trasportato".
Come darle torto, soprattutto se alle spalle ha la ricerca di un centro israeliano che ha (di)mostrato come si dimagrisca di più con una dieta povera di zuccheri (niente pane e pasta) rispetto alla classica dieta mediterranea che peraltro è candidata a diventare patrimonio culturale dell’Unesco?
Forse qualcuno che la contraddice c’è. Provate infatti a parlare di polenta all’ex ministro della salute Umberto Veronesi. Anche lui di origini nordiche in questa lunga Italia. In tempi non sospetti, qualche anno fa addirittura, annunciò che aveva chiesto ai figli di non mangiare mai più la polenta perchè potenzialmente cancerogena. Ce l’aveva col mais tradizionale, quello delle nostre pianure "attaccato da un insetto, la piralide, che scava minuscole caverne nei chicchi e nelle pannocchie favorendo il formarsi di un muffa che produce un potentissimo cancerogeno".
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