Teatro all’ex caserma? “Scelta possibile”
Intervista a margine della presentazione della nuova stagione teatrale al sindaco di Varese Attilio Fontana
Il teatro è ormai di casa a Varese. Vengono organizzate iniziative e rassegne, eventi e stagioni, e la risposta dei varesini non si fa attendere. Sono i numeri a parlare, se è vero che le due stagioni teatrali, comunale e privata insieme, hanno portato lo scorso anno 54mila spettatori ad applaudire attori e compagnie. Torna, dunque, d’attualità anche la storia infinita del nuovo teatro da realizzare nel capoluogo. Non più provvisorio (si fa per dire) come l’Apollonio, ma definitivo e capace di sostituire nei cuori dei varesini il famoso Sociale, stoltamente abbattuto in passato. Questa volta, però, sul nuovo teatro, qualche novità bolle in pentola, come ammette il sindaco di Varese, Attilio Fontana, a margine della presentazione delle stagioni teatrali.
Qualche novità, su questo fronte teatrale, arriva da palazzo Estense?
«Sì, la novità è che, nell’ultima Giunta, si è deciso di rivolgersi al Politecnico di Milano, incaricandolo di individuare un percorso di fattibilità finanziaria e i tipi di intervento necessari alla realizzazione di un nuovo teatro a Varese».
Si è sempre parlato dell’ubicazione del nuovo teatro sull’area della Caserma Garibaldi. Conferma tale decisione?
«La Caserma Garibaldi resta uno dei luoghi possibili. Al momento in cui ci sarà la gara per aggiudicare la realizzazione del teatro, sentiremo le proposte dei privati. Ma allo scadere del contratto tra Comune e Teatro, è facile che il teatro sorga alla Caserma, rispetto al terreno su cui sorge l’Apollonio: quest’ultimo, più ampio, può diventare interessante per opere residenziali realizzate da privati.
Un teatro senza oneri per il Comune, il quale offre il terreno su cui dovrà sorgere».
Da Roma si è già acceso il semaforo verde per il trasferimento della proprietà della Caserma dallo Stato al Comune?
«E’ stato acceso dal presidente Berlusconi, che ha firmato il decreto per il trasferimento, anche se manca ancora il passaggio alla Corte dei Conti. Gran parte del merito va all’onorevole Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, che ha ritirato fuori la pratica da qualche polveroso angolo del ministero e l’ha portata all’attenzione di Berlusconi. Nel governo precedente aveva già ricevuto l’ok di Padoa Schioppa, ma non aveva mai ottenuto l’avallo definitivo di Prodi».
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