Promemoria per una città
Dalla riorganizzazione della Giunta ai temi dello sviluppo urbanistico e ai problemi annosi del Comune: tanti i nodi da sciogliere nel prossimo anno
Le vacanze finiscono, la città torna al lavoro e ai suoi soliti mugugni quotidiani con tanti punti di domanda. Per la Giunta Farioli che si rimetterà prossimamente all’opera non mancano i problemi da affrontare nel prossimo anno lavorativo: il primo è definire la propria stessa composizione. La questione aperta dalle dimissioni, annunciate da mesi, degli assessori al Bilancio Alberto Cattaneo, di An, e Giuseppe Zingale, dell’Udc, non è ancora stata risolta. Visto che fin dalla primavera si sapeva della prossima partenza dei due, il tempo per individuare due successori all’altezza e graditi ai rispettivi partiti c’era, ma fra una cosa e l’altra è arrivata l’estate, liquefacendo col caldo anche la volontà di tappare i buchi (e che buchi!) nell’organigramma comunale. Pazienza: per qualche settimana si può tirare avanti. Ma da settembre ci sarà poco da scherzare, servirà chi sa far quadrare i (magri) conti e chi ha fondoschiena d’amianto per la poltrona più rovente del Comune, quella del personale.
Con settembre si riaffacceranno tutti i vecchi problemi irrisolti a tormentare i sonni di un’amministrazione che fin qui, in due anni, ha sì riaperto la città al contatto con la realtà circostante, ma non ha certo mostrato un gran decisionismo. La macchina comunale continua a denunciare croniche carenze di personale, e vive sotto la spada di Damocle della Corte dei Conti, che si teme possa richiedere risarcimenti di varia ma non piccola entità a molti, innescando in tal caso una valanga che potrebbe colpire fra l’altro vari altri Comuni d’Italia. Intanto la pianificazione urbanistica si muove a passo di lumaca: e se la recente presentazione di un piano complessivo per l’area delle Nord è un segnale incoraggiante dopo anni di immobilismo e false partenze, si attendono la definizione complessiva di strumenti come il Piano di Governo del Territorio (successore del vecchio PRG) e del Piano Urbano del Traffico, indispensabili per sfuggire alla logica del "qui ed ora", dell’interesse immediato, e guardare più in là del proprio naso, pensando a chi verrà domani.
I nodi da affrontare sono proprio tanti, spaziano da viabilità e verde, con le manutenzioni e gli interventi resi sempre più difficili dalle successive strette finanziarie dall’alto (il federalismo fiscale è tutto da inventare, fin qui) alla cultura, dove c’è un teatro da salvare (il Sociale). La situazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie
esula in buona parte dalle competenze del Comune ma condiziona la città, a riprova dell’improrogabile necessità di un’amministrazione unica per tutta la "città infinita" altomilanese, ormai un’abitato unico con problemi analoghi. Busto Arsizio si prepara a ospitare un secondo centro intermodale: dopo Hupac, il più piccolo ma non per questo trascurabile scalo merci di Sacconago, a servizio della zona industriale, che dovrebbe essere pronto quest’inverno. Il tutto, per ora, senza collegamenti degni di questo nome, a rischio quindi di riempire la città di Tir – qualcosa si è fatto per evitarlo, ma convince poco. E i timori che qualche sinaghino ha cominciato timidamente ad esprimere sono un po’ il riflesso di una situazione di silenziosa insofferenza delle periferie. Mentre il centro (giustamente) luccica, fra belle iniziative e verdeggianti decorazioni, Sacconago, Borsano, Sant’Anna, Beata Giuliana, Sant’Edoardo, Santi Apostoli, Sant’Anna, Redentore, Madonna Regina e via elencando, ingrigite, alzano il ditino e ricordano di esistere, di non essere solo dormitori e bacini elettorali.
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