Varese e Como, tra le curve è l’ora del fair play
La Coppa Italia e poi il campionato rimettono di fronte Varese e Como: riavremo derby accesi perché le opposte tifoserie ultras in passato hanno purtroppo dimostrato di non sopportarsi sino a far scoppiare incidenti, a creare clima di guerriglia a ogni incontro.
Ma questo odio deve durare in eterno? Non è proprio possibile un armistizio lungo una stagione intera e cercare di capire che le due città non solo non si combattono, ma addirittura hanno in comune interessi importanti come lo sviluppo dell’Università, nuovi collegamenti stradali e ferroviari, il rafforzamento economico di un vasto territorio pedemontano come il Nord Ovest lombardo. Senza contare che Varese e Como hanno pure lo stesso giornale.
Che cosa mai vieta di stringersi la mano e di fare poi un tifo scatenato, ma sostanzialmente corretto come avvenne alla fine degli Anni 60 con le due squadre in serie B?
Dimostrando buon senso e affidabilità si apre la strada al ritorno al “Sinigaglia” e al “Franco Ossola” di molti appassionati che per timore della violenza da tempo stanno alla larga dai due storici stadi. E inoltre si aiuta le due società che hanno un grande passato e che possono risalire la china anche grazie alla buona immagine che viene loro da un tifo ultras corretto.
Nessuno si vergogni a creare le premesse per un incontro tra le parti che possa portare a risultati positivi per lo sport. E sarebbe opportuno che pure i due sindaci dessero un contributo per realizzare questa non belligeranza.
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