Accolti come eroi d’altri tempi
Al ritorno all'hotel le Robinie di Solbiate Olona, sede degli azzurri, scatta la festa con tifosi, amici, parenti e "imbucati" assortiti
Poteva essere un pullman silenzioso, pieno di recriminazioni e rimpianti, invece è rientrato strombazzando allegramente, una volta sfuggitro alla morsa dell’orrendo traffico dell’Autolaghi, intasata da Varese a Milano. Poco male: qui a Casa Italia, all’hotel le Robinie di Solbiate Olona, i ragazzi di Ballerini li avrebbero aspettati fino alle tre di notte. Non tanta gente – non c’è mai stato un vero pienone qui, il ritiro è stato vissuto in una certa discrezione, tutto sommato – ma quella giusta: come il fan club di Alessandro Ballan, già visto in azione, zio del neocampione del mondo in testa, per le vie di Varese. Un centinaio circa di persone venute da Castelfranco Veneto, patria dell’uomo più veloce del momento. «Tanti ma buoni» dice la rappresentanza in attesa all’esterno. Fra loro c’è Daniela, la moglie di Alessandro, ovviamente raggiante e altrettanto priva di parole per esprimere a dovere l’accaduto. «Incredibile» dice, «sono ancora un po’ frastornata, non ci credo. Una cosa inattesa, non so cosa dire». L’uomo atteso, infatti, era un altro, ma gli spagnoli hanno corso solo per negargli la vittoria. Se poi gli scappava di vincere loro, pazienza, per dirla con Nereo Rocco, ma gli è andata male e in Spagna stavolta si rosicherà non poco. Alessandro Ballan c’era, e ha sparigliato le carte. Accanto a Daniela che lo aspetta una piccina bionda le si attacca a una gamba, preoccupata di tutto quel clamore che fatica a capire. È Stella, la primogenita: «Peccato che non ho potuto portare anche Azzurra, è troppo piccola». Ha un mese o poco più.
Intorno, un affetto che si scatenerà appieno all’arrivo del pullman. Si sfoderano tricolori, scatta il pooo-po-po-po-po-poooo-po stile Mondiali di calcio, escono uno alla volta, travolti da fotografi e fan, gli stanchi eroi di questa nobile impresa sportiva. Buon ultimo lui, il vincitore, inondato di champagne e portato in trionfo a spalle, la sua maglia iridata indosso – c’è da credere che per levargliela dovranno prima narcotizzarlo. Dio gliel’ha data, guai a chi gliela tocca. Felicitazioni, abbracci, richieste di autografi si estendono a tutta la squadra. Impossibile avvicinare con intenzioni giornalistiche a Ballan o il ct Ballerini, l’uomo del tris mondiale consecutivo – un inamovibile, ormai. Anche il vecchio maestro Alfredo Martini, il suo predecessore nell’incarico, si prende la sua razione di congratulazioni. Assediato anche Paolo Bettini: l’affetto per il campionissimo de La California, che lascia oggi l’attività agonistica, è palpabile. Abbracci, foto insieme, autografi, strette di mano e semplici grazie per i risultati di una carriera che ha onorato il ciclismo italiano. E si alzano i calici ad una vittoria che non solo riempie di gioia, ma solleva gli spiriti da un peso di non poco conto, il dovere morale di vincere un mondiale in casa, in una Varese più tricolore che mai.
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