La medaglia meno attesa brinda con il Nebbiolo

Siamo stati nel ritiro della nazionale canadese per conoscere meglio l'argento della crono, Sven Tuft. Una vita tra bici e arti marziali

Si festeggia con un brindisi al Nebbiolo la medaglia più sorprendente di Varese 2008, almeno tra quelle assegnate fino a ora. Con grande semplicità, e con una cena senza fronzoli nel salone de Le Ortensie, l’albergo di Gemonio che è sede della nazionale della foglia d’acero, perché i compagni di squadra non hanno ancora finito i propri impegni, devono ancora “rigare dritto” e hanno bisogno di riposo.

Lui, Svein Tuft, fulmine d’argento nella cronometro invece si può godere un bicchiere di vino in più, vuoi perché il suo dovere l’ha fatto in pieno, vuoi perché per lui la stagione agonistica è terminata. Nel migliore dei modi.

«Sì, per quest’anno basta, e per fortuna ho già il contratto per la prossima stagione: correrò con la Garmin: una bella sfida perché a 31 anni ho la grande possibilità della carriera».
Fino a ora infatti Svein ha gareggiato in formazioni minori e quindi non ha avuto spesso la possibilità di incrociare i grandi della specialità: anche per questo in pochi si aspettavano un exploit simile sulle strade di Varese. «Ricordatevi però che nel Nord America ci sono diversi specialisti delle cronometro e quindi anche le nostre corse sono un bel banco di prova. Poi comunque nelle gare di Pro Tour arrivano anche le formazioni europee; certo che gareggiare un’intera stagione qui da voi è un’altra cosa. Serve continuità, non sarà facile ma sono felicissimo per l’anno prossimo».

La prima idea di calendario, per Tuft, prevede le classiche primaverili, dalla Sanremo alle corse del Nord, anche se è presto per fare programmi. Intanto il jet canadese si gode una terra che non conosceva: «Mi piace molto la zona di Varese, le montagne, i paesi. Però non chiedetemi se ho visto il lago durante la cronometro: è proprio impossibile. Quando sei in bici pensi solo a mantenere la posizione adatta, a guardare avanti e a spingere il più forte possibile».
Tuft non si sorprende quando gli spieghiamo che qui sono nati grandi campioni del pedale, da Binda fino a Garzelli e Basso: «Ci credo. Con queste strade, con queste salite e discese si pedala forte per forza. So che anche il mio amico Dave (Davide ndr) Frattini è di qui, ci siamo appena visti al Tour of Missouri. Quando lo incontrerò gli parlerò della “mia” Varese».
Al suo fianco c’è un meccanico che sorride, ripensando alla corsa d’argento: è lui l’uomo che ha cambiato la bici a Svein quando, a pochi chilometri dal traguardo, ha dovuto effettuare una sostituzione in tutta fretta. «Mancavano circa 6 chilometri e in una rotonda ho colpito lo spigolo del cordolo con una gomma che si è afflosciata. Dall’ammiraglia sono stati rapidissimi, ho perso qualche secondo ma sono ripartito velocemente. Peccato, avrei potuto avvicinarmi ancor di più a Grabsch, ma onestamente anche senza incidente non penso che avrei potuto vincere».

Tuft, che prima di partire per la crono ha letteralmente spazzato due piatti di pasta al pomodoro – racconta lo staff delle Ortensie – è conosciuto in gruppo per la propria passione sportiva extraciclistica. Non l’hockey su ghiaccio come si potrebbe pensare, bensì le arti marziali, addirittura il “total fighting”. «Già, le arti marziali sono un mio grande amore, ma per il momento le ho messe un po’ da parte. Da tre anni non faccio più combattimenti perché ho deciso di puntare tutto sul ciclismo, però almeno d’inverno mi tengo ancora in allenamento».
Non fatelo arrabbiare quindi: in bici vi raggiunge senz’altro, e se vi prende… vi avevamo avvisato!

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Pubblicato il 26 Settembre 2008
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