La sorpresa di Ballan: «Un sogno che si avvera»

Il campione del mondo racconta lo scatto che ha deciso la corsa («Tutto studiato») e ringrazia Bettini: «Un amico». Soddisfatto Cunego: «Risultato prestigioso. Alessandro se lo merita»

«Da oggi in poi tutti mi riconosceranno per strada». E sarà proprio così per Alessandro Ballan, il neo campione iridato che con una strepitosa “menata” a tre chilometri dall’arrivo è entrato di diritto nella storia del ciclismo e nel cuore di tutti i tifosi azzurri. Un trionfo strameritato quello dello spilungone di Castelfranco Veneto, classe e potenza al servizio della Nazionale. Anzi, per una volta, classe e potenza al servizio di se stesso: «Un sogno che si avvera – prosegue Ballan – sapevo di essere forte, ma vincere corse di questa importanza è sempre molto difficile. Il titolo mondiale è una sorpresa per me. Dedico questo successo a tutti quelli che ci hanno creduto, a mio papà che non c’è più e alla mia famiglia». Il portacolori della Lampre racconta lo svolgersi di una gara strana, nella quale i principali favoriti sono rimasti ingabbiati dal peso del loro blasone: «La nostra corsa era incentrata su Bettini, ma quando si è reso conto di essere controllato ci ha dato il via libera. Aveva tutti contro, non solo gli spagnoli. Io, Cunego e Rebellin eravamo reduci dalla Vuelta: normale che fossimo noi a rimpiazzare Paolo.  L’idea di scattare in quel punto era ben studiata. Ho cercato di andarmene già sull’ultima salita, ma l’arrivo l’avevo studiato bene: era il punto che faceva più male. Dovevamo rendere la vita difficile ai velocisti e così è stato. E’ andata proprio come me l’ero immaginata». Difficile spiegare cosa gira nella testa in quei momenti, quando si è sospesi tra l’entusiasmo di essere a un passo dal sogno e il terrore di un cedimento a pochi metri dal traguardo: «In quei tre chilometri non ero solo, perché i tifosi mi hanno accompagnato continuando a urlare e ad incitarmi. Io pensavo solo a non farmi prendere e ad andare più forte possibile. Dopo 55 chilometri di fuga ero molto stanco, inoltre avevo visto le altre gare di questo Mondiale: la paura era quella di piantarmi sull’ultima rampa. Ho capito di aver vinto solo a cinquecento metri dal traguardo». Ed ora? «La mia vita cambierà, è vero, ma io spero non più di tanto. Rispetterò il contratto che mi lega alla Lampre fino al 2009 e cercherò di rimanere la persona semplice che ritengo di essere. Mi auguro che il nostro sport possa liberarsi dalla piaga del doping lasciandoci tutti più tranquilli. E adesso godiamoci questa vittoria». Tante le persone da ringraziare, ma due in particolare. Il primo, e non potrebbe essere altrimenti, di nome fa Paolo e di cognome Bettini: «Paolo è stato un grande sia come corridore che come uomo. Vedendosi troppo marcato ci ha lasciati andare via: un gesto ammirevole. Quando ieri sera ci ha comunicato la sua decisione di abbandonare le corse quasi mi veniva da piangere: una doccia fredda. In questi quattro anni di Nazionale ho imparato a conoscerlo, per me è un avversario e un amico. Forse dopo questa notizia il gruppo ha saputo compattarsi ancor di più». Dopo il doveroso tributo al “Grillo” livornese, ecco i ringraziamenti nei confronti di un c.t., Franco Ballerini, che non sbaglia mai un colpo: «Franco è da ammirare. Ci infonde una tranquillità tale che in gara riusciamo sempre a dare il meglio: una presenza fondamentale».

Sottoscrive Damiano Cunego, l’argento Mondiale che va a completare una triplice doppietta: azzurra, veneta e della Lampre: «Come ripete spesso Alfredo Martini, Ballerini è uno che guarda ben oltre i risultati di un atleta, selezionando i corridori anche in base alle qualità umane». Il “piccolo principe” si ritiene molto soddisfatto del secondo posto, rilanciando ai prossimi anni l’assalto alla maglia iridata: «E’ un risultato prestigioso. Sono contento per Alessandro, che come me gareggia da febbraio a ottobre: si merita questa vittoria. Perdere oggi sarebbe stato proprio il colmo. Io, Ale e Davide (Rebellin, ndr) ci siamo comportati benissimo, così come tutti i nostri compagni. Il mio piazzamento vale molto, e poi ci sono ancora tanti anni davanti. Per questo sono fiducioso». E sulla gara aggiunge: «Bettini oggi era troppo marcato. Andarsene sarebbe stato impossibile perché gli spagnoli erano tutti contro di lui. Avevo il compito di entrare nelle fughe, così come Ballan e Rebellin: direi che il piano B ha funzionato alla perfezione». Una convocazione piuttosto criticata quella del campioncino di Cerro Veronese («è così ogni anno», commenta), giunta al termine di una stagione molto difficile e nella quale sembra affiorata una volta di più la sua migliore attitudine alle corse di un giorno che non alle classifiche dei grandi giri. Damiano però non è d’accordo: «Nelle gare in linea l’importante è giocarsi la vittoria, a prescindere dal risultato finale. Ad ogni modo, ritengo di essere un corridore competitivo anche per le corse a tappe». Non può mancare poi, a conclusione dell’ennesima giornata tinta di azzurro, il tributo a Bettini: «Anch’io sono molto dispiaciuto per la sua decisione. Posso solo ammirare uno come Paolo: negli ultimi due anni di Nazionale ho capito che non solo è un grande atleta, ma soprattutto una persone che trasmette sempre grande tranquillità. Ho imparato molto da lui».

Doveroso cenno alla sorpresa danese Matti Breschel, bronzo dietro la coppia azzurra Ballan-Cunego ma davanti all’altro veneto Rebellin. Un terzo posto che nega all’Italia la possibilità di un podio interamente tricolore e che gli regala la soddisfazione più grande di una carriera ancora tutta da scrivere: «Oggi è un gran giorno per me. Alla vigilia speravo di arrivare fra i primi quindici, il terzo posto mi rende davvero felice. Gli italiani sono stati più forti: nel finale è stata durissima con Ballan, Cunego e Rebellin. Sono rimasto tranquillo cercando di lottare nello sprint, ed è andata bene».

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Pubblicato il 28 Settembre 2008
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