“Impariamo da Obama: negli Usa ha vinto il cambiamento”

Intervista all’ex presidente della provincia e deputato Marco Reguzzoni che nel 2005 andò negli States a “scuola di federalismo”

Può un candidato fino a otto anni fa “praticamente sconosciuto” diventare presidente degli Stati Uniti d’America? La domanda parte da un’affermazione fatta questa mattina, 5 novembre, a Radio 24 dal direttore del Sole24ore Ferruccio De Bortoli. Noi la giriamo direttamente allo “studente” di federalismo Marco Reguzzoni (foto), che tre anni fa andò negli Usa a toccare da vicino la macchina amministrativa americana. E la sua risposta è: «Putroppo da noi è impossibile, succede solo da loro. Il sistema Usa è aperto, a differenza di quello Italiano dove tutte le professioni dal giornalista al medico e, ovviamente, al politico, sono bloccate. Lo dice uno che sa perfettamente di essere un’eccezione”. Reguzzoni, 37 anni, è stato il più giovane presidente di provincia che si ricordi e oggi siede negli scranni della Camera.
Al telefono durante una pausa di seduta della Commissione Bilancio, non ha dubbi: «Anche se negli States il sistema è diverso, e permette di eleggere direttamente il Presidente, (che a differenza dell’Italia è capo dell’esecutivo ma anche Presidente della Repubblica) – spiega Reguzzoni – da noi per un giovane sarebbe impossibile scalare un gradino così alto, mettiamo, anche con le debite differenze, la Presidenza del Consiglio. E questo è senza alcun dubbio un segno di chiusura che noi in Italia viviamo».
Cosa le piace del nuovo presidente americano? «Tre cose. La prima: il forte segnale di cambiamento che l’elezione di Obama darà agli Usa e al resto del mondo – continua il parlamentare varesino – Poi il fatto che in un paese come gli Usa, attraversati di fortissime tensioni razziali vi sia una persona di colore alla guida, costituisce un segnale molto importante. Il terzo è che i Democratici Usa dimostrano grande attenzione al federalismo e alle forze politiche che portano avanti istanze federaliste, proprio come avvenne durante il mio viaggio negli Usa: incontrai i Repubblicani (allora al governo) ma anche i Democratici espressero interesse per la Lega».
E cosa, invece, non le piace? «Le forze che hanno sostenuto Obama sono grandi multinazionali: è un sistema con cui gli Usa devono fare i conti, quindi penso che dal punto di vista politico sarà difficile che esca qualcosa di nuovo da Obama».
Però McCain che si congratula e dice che Obama ha avuto il pregio di smuovere ampi spazi della società civile americana e di portarne altrettanti al voto…non le sembra un discorso responsabile? «Ho ascoltato il discorso di McCain questa mattina presto – conclude Reguzzoni – mi sembra un discorso di circostanza e non di contenuto, in questo è molto simile a ciò che accade in Italia all’indomani del voto».

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Pubblicato il 05 Novembre 2008
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