“L’Insubria ha lo spunto!”

Un gruppo di studenti dell'ateneo varesino, giudicato fin qui poco partecipe della protesta, ha civilmente manifestato a Milano contro i tagli all'università della legge 133

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un gruppo di studenti dell’Università dell’Insubria di Varese in risposta al nostro articolo "L’Insubria non protesta: manca l’impulso degli studenti"

L’INSUBRIA HA LO SPUNTO!

Contrariamente a ciò che si possa pensare, all’Insubria non solo non manca l’impulso, bensì ha lo spunto!

Nell’ambiente universitario varesino, che sembra effettivamente intorpidito e incurante dell’onda anomala che sta coinvolgendo buona parte degli studenti delle principali città italiane, un piccolo risveglio si è registrato nella giornata di ieri 30 Ottobre 2008. Come afferma Davide Sturla, rappresentante degli studenti in Senato Accademico, il fatto che non si vedano grandi eventi di protesta nell’Uninsubria, “non vuol dire che i provvedimenti che riguardano l’università non ci interessino”. Quello che non condividiamo è che si affermi l’assenza di impulsi particolari e la presenza di aderenti alla protesta.

Infatti, l’Insubria, indipendentemente da ogni appartenenza politica, ha deciso spontaneamente di unirsi a Milano con la presenza di studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Giurisprudenza, Scienze della Comunicazione, Ingegneria, Analisi e Gestione delle Risorse Naturali. Abbiamo civilmente manifestato contro la legge 133/2008 sentita da una larga parte del mondo studentesco come un provvedimento che mortifica l’Università e la Ricerca Italiana. Non si contesta che debbano essere contenuti gli sprechi economici, quali l’utilizzo personalistico smodato delle risorse e la necessità di una razionalizzazione delle stesse e di un’equa distribuzione delle strutture e dell’organico.

Si contesta il modo in cui il Governo cerca di porre una soluzione attraverso un politica basata su un taglio netto ai fondi, invece che richiedere alle amministrazioni universitarie un fine taglio “chirurgico”. Ridurre i fondi economici alla fonte significa invece sacrificare indiscriminatamente tutte le attività universitarie e di ricerca.

Siamo contro alla conversione delle università pubbliche a fondazioni universitarie, perché, a nostro avviso, ciò non risolverebbe il problema e in più non garantirebbe l’accessibilità a tutti e la libertà totale di ricerca.

Riteniamo non opportuno il risanamento della crisi economica mediante tagli all’istruzione pubblica, limitando le potenzialità già scarse, perché consideriamo la nostra preparazione come il miglior investimento per il futuro nostro e del Paese.

Ieri la protesta del mondo studentesco e non solo, ha assunto proporzioni notevoli: Roma, Milano, Varese, Venezia, Catania, Torino, Bologna, Pisa, etc sono scese in piazza pacificamente aderendo all’iniziativa. Questo dovrebbe far riflettere i politici al Governo. Oggi, invece, il mondo dell’istruzione ha di fronte una Maggioranza ancora troppo sorda e non pronta al confronto con le necessità degli studenti e professori delle città italiane.

Questo è un governo che vede la scuola non come una risorsa per il futuro ma semplicemente come una spesa da ridurre.. e questo non è certo un segno di civiltà e progresso!

Firmato: Alcuni studenti dell’Insubria

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Pubblicato il 01 Novembre 2008
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