Soldi senza progetti
Le politiche della Camera di commercio, i bisogni delle imprese e le strategie per il mondo economico in un momento di crisi
Duemila camere vendute nella settimana prima dell’inaugurazione della nuova sala Napoleonica di Villa Ponti. In sei giorni a Varese si sono succedute le convention di Despar, di Game stop e un congresso medico. Realtà che hanno scelto il nostro territorio per le location e i servizi offerti.
Due varesini, Giorgio Merletti e Piero Albini, proseguono la tradizione che vede questa provincia assumere ruoli nell’economia nazionale.
Sono solo gli ultimi esempi della vitalità che coinvolge associazioni, aziende e manager nostrani.
In momenti di crisi economica come quella che stiamo vivendo non ci si può certamente fermare a banchettare o a crogiolarsi su qualche buon risultato, ma è proprio adesso che occorre avere chiare strategie convogliando tutte le energie in una direzione precisa. Ogni soggetto deve agire in concorso con gli altri per trovare soluzioni e spingere in avanti.
La Camera di commercio ha un ruolo centrale per l’economia del territorio. Da molti è vissuta come realtà distante e può essere comprensibile perché è un ente funzionale i cui vertici e organi di rappresentanza non sono scelti dai cittadini, ma dagli attori economici e sociali. La sua funzione però è vitale e proprio per questo si cerca di preservarla dalle dirette influenze della politica.
Cosa deve fare allora in un momento di crisi?
Due associazioni di categoria, Api e Confesercenti sembrano aver chiaro cosa vogliano le piccole aziende e cosa invece non vada fatto. Escono con un comunicato stampa il giorno prima che il consiglio camerale approvi il bilancio preventivo. Si parla di decine di milioni di euro. Chiedono di "rinviare alcuni investimenti o meglio alcuni sogni" e "di destinare tutte le risorse ad oggi rivolte alle attività immobiliari al sostegno dell’accesso al credito per le imprese, in particolare le Pmi".
Il sollecitare un dibattito su questo tema è importante, ma perché farlo solo ora e non in un tempo utile?
Ancora una volta si "usa" la stampa non per informare e sviluppare ragionamenti, ma per questioni strumentali. Resta comunque positivo che si possa avviare un confronto.
Le questioni sul tappeto sono chiare. Che fare dei soldi che deve gestire Camera di commercio? L’ente camerale ha sempre cercato di sviluppare progetti che siano parte di possibili volani per tutta l’economia. Quindi oltre alle funzioni di servizio amministrativo, degli interventi sul credito e altre competenze specifiche, da piazza Monte Grappa sono arrivate sollecitazioni al territorio su progetti di sviluppo. Per questo c’è un grande interesse alle università, ai centri di ricerca, all’internazionalizzazione con interventi di sostegno alle aziende. Anni fa poi venne chiesto uno studio in materia di turismo. Ne nacque un accordo di programma con la Provincia e da allora sono state sviluppate diverse azioni. Di queste fanno parte MalpensaFiere e le Ville Ponti nella convinzione che location di questo genere siano elementi di produzione di reddito diretto e indiretto. L’albergo a Biumo, da costruire e gestire da privati e non con i soldi della Camera di commercio rientra in questa logica. Fa specie che invece, in barba a tante polemiche sul progetto pubblico, sia sorta un’altra struttura tutta privata lì a due passi sfruttando solo i mondiali di ciclismo.
Ora c’è chi chiede di sospendere tutto questo e dare i quattrini alle piccole imprese che sentono la crisi.
La questione non è tecnica. È una scelta di indirizzo precisa. Crediamo non interessi a nessuno le ragioni di potere che sottintendono alle uscite delle singole associazioni di categoria.
Crediamo sia una buona occasione per far uscire questi temi dai "recinti" degli addetti ai lavori, ma non è accettabile la schizofrenia che vede alcuni attori aderire ieri in modo entusiastico a progetti e oggi demolirli.
Quello che emerge è tutta la fatica di dar seguito alle spinte progettuali. E se questo discorso è chiaro per le Ville Ponti, lo è ancor più per MalpensaFiere che ha visto succedersi presidenti e vertici con la stessa frequenza delle polemiche. Un ente fieristico sta all’economia come un teatro alla cultura. Non possono avere bilanci in utile e non per cattiva gestione, ma proprio per vocazione. Hanno una funzione che va ben oltre i conti economici. Certamente questo non significa sperperare denaro, ma invocare che i vertici di MalpensaFiere, come scrivono Api e Confesercenti, "assumano tutte le opportune iniziative atte alla copertura delle perdite finanziarie" è ovvio. Meno parlare di una simile realtà auspicando "che la struttura fieristica sia gestita come la propria azienda, cioè con l’equilibrio finanziario". Confondere obiettivi e strumenti è il maggior rischio di chi dovrebbe essere ai vertici di enti. MalpensaFiere non è un’azienda e non potrà mai esserlo. Se ci si vuole fare soldi ci si apra un quartiere a "luci rosse". La vera questione non è quanto ci si perde, ma cosa farci. Su questo va aperto un confronto che sia fatto di studio e di analisi piantandola di scatenare polemiche ogni volta. Alcuni soggetti, tra cui la stessa associazione ai cui vertici è l’attuale presidente Renato Scapolan, hanno idee e proposte. Altri potranno dare ulteriori apporti positivi. Se ne faccia patrimonio per tutti e poi si agisca di conseguenza.
Varese ha potenziali straordinari. Il confronto anche aspro è utile solo a condizione di guardare a obiettivi perché siano condivisi. Su questo serve estrema chiarezza, altrimenti buona parte delle energie di chi rema vanno sprecate a contrastare chi lo fa in direzione opposta. E questo proprio in momenti di crisi non ce lo possiamo permettere. Alle aziende serve fiducia e un clima sereno. Serve sviluppare una cultura di imprese e non veder la riproposizione di meccanismi politici vecchi che vedono i suoi protagonisti passare gran parte del tempo nella mera gestione del potere.
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