La classe degli asini
I giornalisti possono far fatica a criticare i politici quando sbagliano se essi pure sono incorsi in errori incredibili. Più di trent’anni or sono per il rumore che c‘era a Palazzo Gilardoni da dove, a ora tardissima, un collega dava le ultimissime sul consiglio comunale di Busto Arsizio, e per il rumore che c‘era nella redazione, ci scappò un equivoco formidabile: sindaco di Busto era stato fatto un consigliere repubblicano. Titolo a tutta pagina, il giorno dopo l’imprenditore proprietario di TeleAltoMilanese telefonò al presidente del mio giornale dicendogli di stare tranquillo, avrebbe pensato lui a … rettificare la notizia. Il sale sopra una ferita indimenticabile.
Che a Palazzo Estense in casa Lega si possa avere equivocato votando l’esatto contrario di quello auspicato dalla Giunta, in assoluto ci può stare, anche se si fa fatica a immaginare che un intero gruppo, a conoscenza degli esatti termini della questione, abbia preso lo spettacoloso abbaglio. Fa pensare che nessuno abbia avuto il minimo dubbio, perché un minimo di conoscenza del problema ci sarebbe dovuto essere. Però si può accettare quanto è accaduto se si pensa che da qualche anno con la nuova legge i consiglieri comunali sono ridotti a svolgere mera attività di ratifica senza avere ben partecipato alla costruzione del provvedimento, insomma è gente in qualche misura repressa che raramente può esercitare potere di interdizione o consigliare o suggerire e modificare.
Un consiglio comunale non può essere tuttavia una sorta di “classe degli asini” del Ferravilla e dunque se il voto dei leghisti varesini non è stato un abbaglio occasionale potrebbe nascondere un segnale, una sorta di rivolta di popolo: sgarbi che verso altre Giunte ci sono stati o preventivamente impediti. Basti ricordare che nella mitica Bologna rossa i consiglieri comunali pci avevano solo la pallina bianca per esprimere il voto. Oggi l’altrettanto mitico sindaco felsineo Cofferati ha invece qualche problemino.
La vicenda, compreso l’invito sembra sussurrato dal sindaco Fontana ai suoi in ordine a vitali funzioni fisiologiche, passerà alla storia di Palazzo Estense certamente come svolta utile se poi ci saranno state da parte di tutti maggiore informazione e chiarezza, se i partiti avranno agito con la dovuta trasparenza: oggi la ripetizione, lo scimmiottamento delle conventicole nazionali ammazzano la politica, irritano i cittadini che si sentono sempre più traditi. I vecchi varesini erano molto meglio trattati dagli uomini che essi avevano scelto. Quanto alle Lega mediti sulla vignetta di Morgione (http://www3.varesenews.it/rubriche/morgione/).
Il tempo degli elettori troppo fiduciosi o addirittura cucù è passato.
E Varese non accetterà mai intrighi contro un sindaco che magari è un bel caratterino, ma è attivo e intelligente.
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