Scomodo stare dalla parte dei perdenti
Da un articolo di Gian Antonio Stella sull’immigrazione, una riflessione sull’atteggiamento degli italiani nei riguardi degli stranieri. In troppi “non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina”
Riceviamo e pubblichiamo lo spunto di un lettore che, partendo da un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere del 2 dicembre, fa una riflessione sul pensiero di tanti italiani in merito alla libertà e all’immigrazione.
Caro direttore,
il formidabile articolo di Stella sul Corriere di oggi (“Non ridere, non piangere, non giocare. I 30 mila piccoli italiani illegali in Svizzera”) dovrebbe andare su tutti i libri di storia patria e anche sulle dispense di educazione civica previste dalla mozione sulle classi ponte.
Qualche giorni fa, su questa rubrica (lettere al direttore), si discuteva su don Abbondio e fra Cristoforo, figure esemplari di modi diversi di reagire o non reagire alle ingiustizie. Personalmente penso che il famoso curato manzoniano non possa essere definito semplicemente un vigliacco (anche se un po’ pavido lo era): la sua figura rispecchia aspetti della nostra umanità che saremmo più sinceri a confessare come anche nostri, piuttosto che a rifiutare con sdegno. Perché a tutti è capitato e capita di girare la faccia dall’altra parte, di trovare scomodo stare dalla parte dei perdenti.
Il paragone manzoniano può essere ben integrato dalla rilettura di un altro passo, il celebre colloquio di don Abbondio con il Cardinale Federigo, il quale ascolta paziente la sincera confessione/difesa del curato: “…le ho viste io quelle facce (dei bravi)…Vossignoria parla bene; ma bisognerebbe essere nei panni d’un povero prete…”.
Ebbene, il Cardinale non si erge a giudice, non mette davanti le proprie virtù, come ci si potrebbe aspettare, ma ammette di non sapere come egli stesso avrebbe agito: magari anche lui avrebbe ceduto. Ma conclude tuttavia “guai a prendere la propria debolezza a misura del dovere” (altrui e nostro).
Ripercorrere le buone letture pensando all’oggi non è un modo per nascondersi, ma per decifrare meglio la realtà, che non è mai tutta bianca o nera.
Altrettanto ripercorrere la nostra storia, che specie quella facilmente abbiamo rimosso, aiuta a capire meglio quella degli altri.
Saluti cordiali
Roberto Caielli
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