
Una mensa dei poveri per Busto
La propone Enrico Salomi (Udc) in veste di presidente della commissione servizi sociali, scrivendo al sindaco
Una mensa dei poveri per Busto Arsizio. A proporla è il consigliere comunale dell’Udc Enrico Salomi, presidente della commissione consiliare servizi sociali, con una lettera al sindaco Gigi Farioli. L’esponente locale dell’Udc ne ha già parlato con ambienti del volontariato e del clero cittadino, ricavando l’impressione di una netta disponibilità a discutere la cosa.

"Il Consiglio Comunale prossimo venturo che si terrà sulla crisi economica in atto a livello internazionale sarà l’occasione per dibattere in merito ai riflessi che la stessa ha sulla nostra città" scrive Salomi al primo cittadino, auspicando sul tema un dibattito sereno e proposte condivise da approfondire poi in commissione per dare loro concretezza. "La crisi economica è una brutta bestia" rileva il consigliere senza troppi giri di parole, "ed occorre che maggioranza ed opposizione si uniscano al fine di trovare gli strumenti più adeguati per dare sollievo a chi, anche nella già ricca Busto Arsizio, sta scivolando ai margini della società". Da qui la proposta di una mensa dei poveri, "soluzione già adottata nelle città limitrofe" e da replicare creando una collaborazione fra associazioni di volontariato, Decanato di Busto Arsizio e amministrazione comunale.
Salomi non si limita alla proposta ma lancia un monito sulle modalità del cosiddetto welfare locale, individuando un pericolo: quello di passare dalla sussidiarietà con il terzo settore e e il privato sociale, cioè dall’aiuto a chi aiuta, alla "delega in bianco". Rischio che si pone "se, oltre al supporto morale e ad una regia super partes, non si accompagnano risorse adeguate da parte pubblica per mettere davvero in atto la sussidiarietà".
In tal senso andava già in passato la proposta, sempre formulata da Salomi, di costruire in città attraverso il project financing un centro cottura che dovrebbe sorgere in zona industriale a Sacconago e servirebbe le mense scolastiche cittadine (delle cui problematiche ci eravamo occupati qualche tempo fa), ma anche la futura “mensa dei poveri”. Questa, secondo l’idea di Salomi, dovrebbe essere posta "in locali parrocchiali o comunque di proprietà di religiosi": e si propone di impiegare gli spazi del Pime di via Bernardino da Busto, fra l’altro vicinissimi a Casa Onesimo, la struttura che aiuta le persone appena scarcerate. La mensa dovrebbe essere "sostenuta dal volontariato e rifornita da chi già oggi produce i pasti per la ristorazione scolastica: in fondo si tratterebbe di preparare solo una cinquantina di coperti in più". Con un po’ di volontà politicaa, ggiunge Salomi rivolto al primo cittadino, e "nelle pieghe dell’appalto già in vigore", la proposta dovrebbe essere tutt’altro che impossibile da concretizzare. Una mensa, dunque, per venire incontro alle nuove povertà e per integrare quanto già fanno, senza troppi clamori e senza alcun supporto pubblico, alcune parrocchie, in particolar modo il Convento dei Frati Minori.
Anche perchè gli strumenti a monte non mancano: è Salomi stesso a illustrarli. Prima di tutto la cosiddetta “analisi del bisogno”, ricerca commissionata dall’Assessorato ai Servizi Sociali che, grazie al coordinamento di tre docenti universitari, ha consentito di "fotografare alla perfezione le sacche della nuova povertà che si sono aperte a Busto Arsizio". Vi sono poi a sostegno le autorevoli parole di monsignor Franco Agnesi, prevosto della città, nell’omelia del te Deum di San Silvestro. Salomi, infine, prende atto testualmente della probabile sostituzione dell’Assessore ai Servizi Sociali Gigi Chierichetti, "che" rileva, "bene aveva operato nel corso del suo mandato".
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