«Marinetti avrebbe apprezzato»
Intervista ad Ada Masoero, curatrice insieme a Giovanni Lista, della mostra a Palazzo Reale
Tra le molte iniziative che in Italia e in Europa ricorderanno i cento anni del Futurismo, Milano dedica una importante mostra negli ambienti di Palazzo Reale. Oltre cinquecento opere ripercorrono non solo la grandezza dei suoi protagonisti in pittura e scultura, ma la contaminazione che in Futurismo seppe dare al tessuto sociale nella sua complessità. Ada Masoero, curatrice insieme a Giovanni Lista della mostra, spiega cosa si potrà ammirare.
Saranno molteplici le iniziative, in diverse sedi italiane e straniere, che ricorderanno il centenario del Futurismo, la mostra di Palazzo Reale cosa presenterà?
Rispetto alle altre iniziative del centenario questa mostra documenta per intero il campo d’azione del futurismo, da un lato seguendone il percorso per tutti i trent’anni in cui fu vivo e vitale, dall’altro dando conto dell’intero, vastissimo suo campo d’azione. Infatti, sulle 500 opere che la compongono, poco più della metà sono dipinti, disegni e sculture ma tutte le altre testimoniano la volontà del futurismo di ridisegnare a propria immagine l’intero ambito dell’esperienza umana. A queste (dall’architettura, al paroliberismo, dalla fotografia, al cinema, alla musica, alla scena teatrale e a quella «cultura quotidiana» che comprende in sé lo sfaccettato ventaglio espressivo a cui fanno capo le arti decorative come la moda o la nascente pubblicità) si è voluta dedicare non minore attenzione, perché questo suo continuo affondo nella “vita”, questa sua equazione arte-vita, potremmo dire, costituisce la vera specificità del futurismo rispetto alle altre avanguardie del suo tempo. Ridurne l’esame alle sole arti “maggiori”, come spesso si è fatto e si fa, significherebbe snaturarlo totalmente.
Cento anni portati benissimo. Il Futurismo è ancora un movimento che affascina e conquista la curiosità del grande pubblico. Come lo spiega?
Credo che il fascino che il futurismo continua a esercitare sul pubblico derivi proprio dalla sua fortissima carica di vitalismo, di energia, di propositività e di ottimistica proiezione verso il futuro che lo hanno connotato lungo tutto il suo percorso e che cento anni dopo continuano a essere perfettamente percepibili. E forse anche più apprezzabili oggi che di ottimismo c’è un gran bisogno.
La mostra trova la sua sede ideale a Milano, città che Marinetti definì "grande… tradizionale e futurista”. Cosa rappresentava questa città per i futuristi?
Milano. allora l’unica città a dimensione “metropolitana” d’Italia, fu l’incubatrice e la culla del futurismo, e poiché questa mostra è stata ideata proprio per Milano, la città è lo sfondo sul quale tutta la mostra si dipana: non a caso la prima sezione documenta, attraverso una serie di veri capolavori, la cultura visiva milanese dell’ultimo Ottocento, di cui tutti i “futuri futuristi” si nutrirono e che costituì la base delle loro ricerche future. Quanto a Marinetti, personalità straordinaria per cultura, vastità di sguardo e anticonformismo, fu il vero detonatore della rivoluzione che avrebbe radicalmente trasformato il panorama delle arti, non solo italiane, in quei primi decenni del Novecento.
Accanto ai protagonisti più noti e storicizzati del movimento, quali Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Prampolini, Fillia, ritiene che ci sia qualche artista sottovalutato che non ha avuto il giusto riconoscimento?
Dei numerosissimi autori che confluirono nella galassia futurista abbiamo voluto di proposito documentare solo coloro che diedero un autentico apporto al movimento, sul piano teorico o della produzione artistica. Sono così restati fuori artisti che magari al loro tempo godettero di qualche rinomanza ma che non hanno retto all’esame del tempo. Altri invece, rimasti poi nell’ombra, sono presenti con opere che ne testimoniano la qualità: penso a Cominetti, Giannattasio o Gino Galli per gli anni Dieci e ad altri ancora per i decenni successivi.
Cosa ha lasciato il Futurismo alle generazioni successive?Abbiamo voluto documentare il suo lascito in una sezione finale dedicata proprio all’ “Eredità del futurismo”: qui ci si imbatte in maestri del secondo Novecento che nel futurismo si sono riconosciuti, come Fontana, Burri, Schifano, Dorazio o i Poeti visivi, tutti debitori, consapevoli e dichiarati, delle innovazioni che i futuristi avevano saputo mettere in campo.
Difficile definire i confini del Futurismo: arte, musica, poesia, letteratura, danza. Secondo Lei c’è un opera in particolare che rappresenta più di tutte il Futurismo?
Come dicevo, la caratteristica più specifica del futurismo è proprio il suo voler ridisegnare, sulla base dei suoi principi eversivi, tutto l’orizzonte dell’esperienza umana. Tuttavia in mostra abbiamo opere che nel tempo sono diventate vere “icone”, come Forme uniche della continuità nello spazio, la scultura di Boccioni che figura addirittura sulle monete da 20 centesimi di euro, o il Trittico degli Stati d’animo ed Elasticità, ancora di Boccioni: Stazione a Milano e Il cavaliere rosso di Carrà; I Lampi di Russolo e molte altre opere ancora, di grandi artisti come Depero, Prampolini, Dottori e altri ancora, che, come queste, sono perfette traduzioni in immagini dei principi enunciati nei loro manifesti e dunque ne incarnano a meraviglia lo spirito.
Secondo Lei Marinetti avrebbe apprezzato questi festeggiamenti?
Suppongo di sì, anche perché il Comune di Milano, accanto a questa grande mostra, ha organizzato una serie fittissima di manifestazioni di teatro, cinema, danza, moda oltre a numerose performance in luoghi diversi e spesso inattesi della città: tutti eventi di schietto spirito futurista che faranno di Milano, per l’intero 2009, la capitale del Futurismo.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.