Accam, lascia il direttore generale Cominetta
In servizio da settembre 2005, si è dimesso ma resterà come consulente in attesa della nomina di un successore. Cicero: "Sostituirlo sarà difficile"
Approvato il revamping dell’inceneritore Accam, lascia il direttore genera, l’ingegner Pier Giorgio Cominetta (nella foto con la consigliera comunale Mariella Pecchini). La notizia è circolata in questi giorni: le dimissioni sono effettive a partire da oggi. Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, la cosa era nell’aria da qualche tempo: a spingere il dirigente a prendere questa decisione questioni personali e familiari, nulla insomma, viene ribadito, che abbia a che fare con la politica – che intorno ad Accam, e lo sì è lamentato a chiare lettere in assemblea dei soci, abbonda. Cominetta, entrato in servizio nel settembre 2005, resterà di fatto in qualità di consulente fin quando l’azienda non avrà nominato un nuovo direttore. «Sostituirlo sarà difficile» commenta il presidente di Accam SpA Paolo Cicero. «È una persona molto preparata, con esperienza internazionale e un curriculum di tutto rispetto, abbiamo cercato di trattenerlo ma qualche giorno fa ha preso questa decisione per ragioni personali, non legate ad altro».
«Avevo difficoltà a continuare a fare il pendolare fra Milano e Busto Arsizio» conferma Cominetta, «poi ormai ho anche i miei anni, andiamo per i 66. Comunque non scompaio, ecco, resto a disposizione fino a quando non ci sarà il nuovo direttore». Si chiude insomma un ciclo: «Certamente, gli ultimi due anni e mezzo in particolare mi hanno visto impegnato fra business plan e negoziazioni con le banche, oltre a tutte le problematiche che dovevo affrontare come direttore tecnico. Un impegno davvero pesante, cui bisogna essere disponibili anche i sabati e le domeniche. Comunque un’esperienza professionalmente stimolante, ne valeva la pena. Ho lavorato quarant’anni in questo settore, assistendo a una grossa evoluzione tanto sul piano tecnologico che su quello normativo». E il revamping o ammodernamento di Accam nasce proprio da esisgenze di entrambi i versanti: quelle legislative per rispettare i limiti sulle emissioni e grantirsi gli indispensabili incentivi, certificati verdi e la possibilità di vendere energia elettrica, quelle tecniche per ovviare alle conseguenze della mutata tipologia di rifiuti in conseguenza della raccolta differenziata dei rifiuti, in particolare dell’umido. Fin qui la tecnica. Nel futuro un impianto rinnovato, e il punto di domanda sulla durata del suo funzionamento: se la politica dimostra per l’ennesima volta di puntare alla via di minor resistenza, ecologisti e grillini sono in ebollizione al grido di "Borsano ha già dato".
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