Consiglio regionale, niente “censura” per l’assessore Cattaneo
Una mozione, così come prevista dal nuovo Statuto della lombardia, era stata presentata da Pd, Idv e Sinistra democratica. Sotto accusa i fallimenti del Trasporto Pubblico Locale
Una mozione di censura, così come prevista dal nuovo Statuto della lombardia, all’assessore ai trasporti Raffaele Cattaneo. È stato questo il “piatto forte” del Consiglio regionale in programma oggi, martedì 10 marzo. Tutta la mattinata è strascorsa fra accuse, difese e spiegazioni da parte dei consiglieri dei diversi schieramenti e dello stesso titolare dell’assessorato. A presentare la mozione di censura, respinta con 46 voti contrari, il gruppo consiliare del Pd più un consigliere dell’Italia dei Valori e uno di Sinistra democratica. «Negli ultimi tre anni la situazione del trasporto ferroviario è peggiorata – si legge ne testo – e se a gennaio dello scorso anno risultavano inaffidabili quattro linee su ventinove di Trenitalia e una su cinque di Ferrovie Nord, a dicembre queste linee sono diventate quindici per Trenitalia e tre per FNM». Nel documento i firmatari affermano anche che «il perdurare dell’attuale situazione provoca inaccettabili disagi oltre che danni economici ai pendolari e al sistema lombardo». Viene inoltre lamentato il mancato rinnovo del contratto di servizio con Trenitalia (che porta con sè anche il congelamento della corresponsione dei bonus agli abbonati per i disagi causati dal gestore del servizio); il generale e indifferenziato aumento delle tariffe; le soppressioni dei treni, i ritardi, il sovraffollamento delle carrozze e l’inadeguatezza del materiale rotabile. Il dibattito è iniziato con l’intervento del consigliere Stefano Tosi (Pd), secondo il quale «i dati del 2008 evidenziano un peggioramento del servizio ferroviario regionale rispetto al 2006 e ciò avviene per la mancanza di una seria e vera pianificazione infrastrutturale. Avrebbero dovuto far scattare i bonus concordati, ma così non è stato e dunque ai pendolari non è stato neanche riconosciuto un indennizzo minimo per il disagio». Unico ad astenersi nel Pd il consigliere Giuseppe Adamoli che non aveva sottoscritto neanche la mozione.« Pur condividendo la critica, non sono d’accordo con l’uso della censura. I guasti del trasporto pubblico locale sono in realtà da addebitare alla politica della Giunta Regionale delle ultime legislature. Politica, che deve cambiare radicalmente».
Alle contestazione mosse nella mozione e negli interventi, l’assessore Cattaneo ha risposto di sentirsi “un pendolare tra i pendolari”. «Se devo scegliere – ha dichiarato – non ho dubbi e sto con i pendolari lombardi. È vero, i disservizi sono intollerabili. Ma le verifiche vanno fatte con realtà. La Giunta si è sempre mossa coinvolgendo nelle sue azioni di controllo e di monitoraggio tutte le realtà locali compresi province e comuni, le associazioni d’impresa, sindacali, dei consumatori e dei pendolari. Sono dunque disposto al confronto ma non a subire la speculazione politica».
Alla fine con 46 voti contrari, 22 favorevoli e 2 astenuti (70 i votanti) il Consiglio regionale ha respinto con voto per appello nominale la mozione di censura all’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo, sottoscritta da PD, Sinistra Democratica e Italia dei Valori.
Alle contestazione mosse nella mozione e negli interventi, l’assessore Cattaneo ha risposto di sentirsi “un pendolare tra i pendolari”. «Se devo scegliere – ha dichiarato – non ho dubbi e sto con i pendolari lombardi. È vero, i disservizi sono intollerabili. Ma le verifiche vanno fatte con realtà. La Giunta si è sempre mossa coinvolgendo nelle sue azioni di controllo e di monitoraggio tutte le realtà locali compresi province e comuni, le associazioni d’impresa, sindacali, dei consumatori e dei pendolari. Sono dunque disposto al confronto ma non a subire la speculazione politica».
Alla fine con 46 voti contrari, 22 favorevoli e 2 astenuti (70 i votanti) il Consiglio regionale ha respinto con voto per appello nominale la mozione di censura all’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo, sottoscritta da PD, Sinistra Democratica e Italia dei Valori.
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