“Sottocosto” anche per le camere d’albergo: ecco la crisi “mondiale”
Dopo la grande costruzione di alberghi, per Malpensa e per i Mondiali di ciclismo, ora ci sono tante stanze vuote. E i prezzi sono crollati
Dai sogni della Varese turistica “mondiale” il settore del turismo varesino è piombato direttamente nel bel mezzo della crisi globale.
E a dirlo sono gli stessi rappresentanti degli operatori: «In zona Malpensa a causa del sovrappopolamento di alberghi che si è creato c’è un vero e proprio scempio dei prezzi: da quelle parti ci sono hotel a 4 stelle che vendono camere a 39 euro – rivela Fiorenzo Dariol, consigliere di Federalberghi Varese, l’associazione di categoria degli albergatori legata a Confcommercio – Questi alberghi sono nati con l’espansione dell’aeroporto e con i mondiali di ciclismo: ora, finiti questi e andata come è andata per l’hub, il numero delle loro camere è esagerato per permettere a tutti di lavorare».
Una situazione che sta andando sempre più incancrenendosi: «Se con la primavera non ci saranno significativi cambiamenti di tendenza, prevediamo già una forte crisi nella nicchia di mercato degli alberghi, a Varese – spiega Lino Gallina, coordinatore degli Enti Bilaterali del commercio, che si occupano della mutualità complementare delle aziende del settore -. Le micro realtà, contenendo i costi, possono tentare di sopravvivere alla crisi ma le grandi strutture non possono che viverla pesantemente».
Il primo effetto della crisi lo notano le associazioni di categoria, cui gli imprenditori del turismo si rivolgono per accedere agli strumenti di solito utilizzati dall’industria: «Con l’inizio del 2009 la crisi nel terziario si è sentita in maniera pesante, e le aziende ora si rivolgono a noi per domandarci aiuto concreto sulla gestione dell’esubero del personale– spiega Roberto Tanzi, vicedirettore di Ascom Varese –. Noi cerchiamo di dare in tempi brevi una risposta alle aziende, che ci chiedono aiuto immediato: e lo facciamo aiutandoli nella richiesta degli ammortizzatori sociali in deroga. Ma il flusso delle richieste aumenta sempre di più: il problema non è più gestire un sempre maggior numero di procedure anche burocraticamente complesse, ma quello di garantire le risorse. Non basta infatti siglare gli accordi, o farsi autorizzare una cassa integrazione straordinaria: poiché il problema è strutturale bisogna essere certi che i fondi esistano senno il problema si risolve solo sulla carta. E i fondi di cui possono disporre gli enti bilaterali a vocazione mutualistica, per esempio, non sono in grado di tamponare situazione generalizzata come quella di questi giorni».
Che fare, in una situazione così? La richiesta degli operatori non è, come si può credere, assistenzialistica: «Noi ci appelliamo alle istituzioni affinchè creino nuove idee e occasioni per portare cittadini stranieri in provincia» Spiega Lino Gallina: chiedendo che, se sforzo economico deve essere, sia per creare nuove occasioni più che per offrire aiuti che non portano futuro. «Sennò, il risultato sarà sempre di più vedere alberghi che fanno il “sottocosto” delle camere per vivere alla giornata».
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